Guardando alla figura dell'apostolo ed evangelista Matteo, la liturgia ci pone davanti a un paradosso vertiginoso: com'è possibile che un pubblicano, considerato il più infimo tra i peccatori e un collaborazionista escluso dalla pietà religiosa, diventi la colonna dell'annuncio del Vangelo fino ai confini della terra?La risposta ci viene consegnata dalla Lettera agli Efesini (Ef 4,7): la grazia non è data secondo i meriti o le presunte capacità dell'uomo, ma «secondo la misura del dono di Cristo». In questo episodio esploriamo la dinamica viva della vocazione:
- Oltre l'autosvalutazione: Quando ci sentiamo inadeguati o senza valore, dimentichiamo che la chiamata trascende ciò che siamo stati e apre un orizzonte a servizio dell'intero corpo della Chiesa.
- La misericordia come terapia: Seguendo il racconto di Matteo 9, scopriamo che la misericordia non si riduce a un'amnistia fredda o al solo rito penitenziale, ma è un percorso di guarigione e accompagnamento concreto.
- Condividere il sentiero: Dio non aspetta che diventiamo perfetti per amarci; si siede al nostro stesso tavolo e si fa compagno di strada per rimetterci in piedi e non lasciare indietro nessuno.