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Tu sei, Signore, mia parte di eredità. Credo che questo possa essere un versetto non soltanto del Salmo che abbiamo ascoltato, ma un'espressione del cuore di Francesco. È uno dei santi, penso, più amati e più popolari del mondo, ma, penso, ancora poco conosciuto, perché se si capisse la radicalità con cui ha cercato di seguire Cristo, beh, forse qualcosa cambierebbe. Ma a noi piace spesso soltanto l'immagine, è più facile amare Francesco come protettore degli animali, del creato, della natura, no? È più semplice. Ma innanzitutto è uno che è appassionato di Cristo e in lui ha trovato realmente il senso della sua vita. E qui ci sarebbe la prima domanda. Almeno per suggerimento dei santi come Francesco: come sto nel rapporto con Cristo, Signore della mia vita? Come ci sto dentro? Perché ognuno la propria vocazione, la propria chiamata, deve proprio farla attraverso la Chiesa per una relazione con Cristo e poi sentire come questa relazione ti colloca dovunque tu sia. Perché, sì, a volte ci accontentiamo soltanto di alcune emozioni e non del senso delle cose che stiamo facendo. Per questo anche il brano della Lettera ai Galati che abbiamo ascoltato, che riguarda quanto Paolo era appassionato evangelizzatore, credo che sia stato utilizzato non soltanto perché Paolo dice che porta le stigmate di Gesù nel suo corpo e forse il motivo fondamentale è questo perché Francesco l'ultimo anno della sua vita le ha portate. Ma che significato aveva questo? Perché portava anche altre stimate di Gesù Cristo non visibili come le cinque piaghe, ma ne portava nell’amare e nel diffondere una fraternità dove anche nella Chiesa era difficile viverla, ma anche oggi è difficile viverla perché spesso anche nella Chiesa si cerca se stessi, quello che ti torna più conveniente, ma il cuore del Vangelo invece ci parla di fraternità, figli e quindi fratelli. Ma c'è una nota che mi piace porre oggi davanti alla vostra attenzione, per vedere come sta questo rapporto con Cristo con la mia scelta di vita, la mia sequela a Lui perché c'è un'espressione che dovremmo proprio considerare e cioè non semplicemente il seguire delle regole. Paolo dice ha tutto un senso (siamo ormai alla fine della Lettera ai Galati) dove c'erano queste persone che avevano pensato che ritornando al giudaismo, quindi alla circoncisione, sarebbero state veramente perfette e invece lui dice né la circoncisione né la non circoncisione conta ma l'essere nuova creatura e questo credo che sia decisivo, cioè l'aver scoperto l'amore di Dio ti fa diventare una nuova creatura com'è la libertà di Francesco da tutto quello che era prima di questo incontro con Cristo e come questo ha radicalmente cambiato la sua vita. Su di lui poi è scesa questa pace e misericordia di cui parla Paolo e lui è diventato il portatore di pace e bene lo poteva portare perché ce l'aveva quello che non abbiamo non lo possiamo portare. Forse qui possiamo trovare uno stimolo anche per rispondere personalmente oggi anche aiutati da San Francesco a quella che è la chiamata fondamentale che Dio ci rivolge a vivere quindi da figli e poi da fratelli ad essere ciascuno accogliente riguardo al Vangelo tanto da diventarne un portatore un evangelizzatore con la vita. Francesco lo è stato! Chiediamo al Signore che illumini i nostri passi per poterlo seguire insieme a tanti nostri fratelli fino all'incontro definitivo nel Regno.