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Oggi addirittura ne abbiamo due di parabole, sia nella prima lettura Isaia ci parla in parabole di come il popolo, che è paragonato alla vigna, non porta frutto, e Gesù questa volta invece parla di vignaioli che non danno il frutto. Parabole, come dire, ti do il permesso se vuoi di non ascoltarmi neanche questa volta, ma io continuerò a parlarti. Ci tengo a dire questo perché ogni volta che abbiamo delle parabole possiamo ridurle a raccontini, oppure possiamo dire guarda come è gentile, per quanto sia dura la parabola, non so se avete ascoltato, entrambe le parabole sono molto dure, ma non è il Signore che è duro, la durezza è la risposta, è la risposta alla cura e all’amore. La cura del vignaiolo nella prima parabola, che ha messo questa vita buona che invece si manifesta selvatica, e dico ecco il mio cuore! Poi questi vignaioli, la terra è buona, la vigna è buona, porta frutti, ma i frutti se li tengono, e qua forse, e guarda come stiamo vivendo la nostra vita, perché a volte credo che ci siano delle grandi pretese anche verso Dio, pretese. A volte pretendiamo di riuscire a fare bene le cose, pretendiamo di avere ragione su quello che sta succedendo, pretendiamo amore, attenzione, pretendiamo addirittura la salute, poveri medici perché vengono un po' considerati come Dio certe volte, mentre fanno come possono, cioè tutta una serie di pretese che ti soffocano e anche ti impediscono di riconoscere il dono e quindi la gratitudine. Penso, visto la festa di oggi che rimane un po' in sordina, ma c'è a Bologna San Petronio, San Francesco in tutta Italia, ma attraverso questo vorrei provare a lanciare un po' uno sguardo e un desiderio, perché qualcuno al dono di Dio ha reso grazie con la vita e forse qui c'è il modo per riuscire anche a rendere la nostra vita graziosa, cioè lasciare che la grazia entri e porti quei frutti per cui è venuta. La grazia bussa sempre alla porta della nostra vita e credo che la gratitudine di ogni giorno, della luce del sole, dell'avere a fianco qualcuno che ti porti con il suo amore, a volte ti sopporti, a volte ti dica che non sei sopportabile, ma ti manifesti che la relazione c'è e credo che questo possa aiutare il nostro cuore a fare un passo determinante, cioè entrare nella gratitudine che accompagna ogni giorno senza sapere quanti saranno e come saranno, ma dipenderà un po' anche da te perché la gratitudine sa meravigliarsi e ringraziare di tutto. Pensare al povero Francesco che ormai morente chiede di essere messo nudo sulla terra, nuda. Sentire come la vita è un seme e il seme non si è inventato da solo, è un dono e trasformarla ancora in dono… e sapremo dopo che frutti porterà, ma finché non diventa un seme in terra come è stato per Gesù, che è proprio perché è morto ha portato molto frutto, anche noi non riusciremo a scoprire il senso della nostra vita finché non diventeremo quel dono. Accogliamo quindi oggi questa pietra fondamentale nella quale siamo costituiti in comunione e unità per vincere ogni forma di presunzione che blocca ciascuno in se stesso. Lasciamo che il frutto della nostra vita possa scaturire per una messa abbondante e con gratitudine ridoniamo a Dio ciò che ci ha donato.