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Sappiamo che il discorso in parabole rimane molto generico per tanti aspetti perché ciascuno possa saperlo calare nella propria vita. E, come avete sentito, anche nell'Antico Testamento c'è un parlare in parabole. Nel profeta Isaia oggi si parla che il Signore preparerà un banchetto di grasse vivande, vini eccellenti, cibi succulenti, vini raffinati. Bologna, 2026, funziona benissimo, vedete, ci sentiamo invitati. Se avesse detto, insomma, non si sta molto comodi, si mangia così così, l'invito nasavi che non era per te. Ma perché ciascuno possa farlo proprio ancora di più, sentite, strapperà il velo che copriva la faccia di tutti i popoli, quella coltre su tutte le nazioni. Cos'è questa coltre, questo velo che ti impedisce di vedere? Eliminerà la morte per sempre. Vi piace questo banchetto? Dai! La persuasione, cioè il convincerci che è una cosa bella, deve toccare alcuni aspetti della nostra vita che ci interessano. L’invito di Dio è un invito diretto a qualcosa che ci interessa moltissimo. Per questo, capite come questa parabola che oggi abbiamo ascoltato, dove Gesù dice che il banchetto non è più per il re ma per il figlio del re, chi sarà questo figlio del re, indovina? Ed è un banchetto a cui siamo tutti invitati, addirittura buoni e cattivi. Io sono molto rincuorato perché sapete, io sono tra i cattivi, sia chiaro. Ed è un invito proprio con grande insistenza, anche se ci lascia assolutamente liberi di fare come vogliamo, anche di non andarci. Pensate. Dopo che dice che ha preparato tutto, ha macellato gli animali, è tutto pronto, quindi ormai è lì. Quelli non se ne curarono, andarono chi ha il proprio campo, chi ha i propri affari. Vedete, il Vangelo non usa brutti termini, lo dice propri affari. Se c'è questa attenzione di poter dire non mi interessa in tanti modi, perché i modi per cui possiamo trovare anche delle ottime scuse, ce li abbiamo sempre. Di considerare il suo invito, ma questo è per qualcun altro, non per me, sempre. Allora arrivo al punto. Perché ci tiene tanto al fatto che ognuno di noi, buono e cattivo, distratto o attentissimo, in varie epoche della propria vita, ascolti questa parabola e si interpelli? Perché ti interpella, è rivolta a te. Noi potremmo dire, don Stefano, ma noi siamo quelli che stanno rispondendo e siamo a messa. La parabola ha un aspetto un po' strano. Come invita tutti per strada, chi c'è c'è, entrate tutti e poi tu mi metti un problema di veste? Perché mentre il re entra per vedere i commensali, scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Adesso mi arrabbio, mi butti dentro così e poi ti fai un problema di abito. Uno, chi è quest'uno? Uno che quando gli è stato detto come mai si è entrato qui senza l'abito nuziale, ammutolì. Cosa vuol dire che ammutolì? Che prima stava dicendo, te lo dico io perché sono qua. È uno che non ha accettato, a differenza degli altri, come c'era in questi momenti di festa, che gli venisse dato l'abito nuziale quando si arrivava alla festa. E chi sono questi? Se vogliamo tutti ci possiamo rivestire di Cristo perché l'abito nuziale è il riconoscere di essere stati amati da Dio infinitamente, richiamo un po' quella veste battesimale, quella che ci è stata data. Una veste che dice un amore che non si ferma davanti a niente, sei amato, ti rende partecipe della sua vita. Sì, te ne rivesti. Cioè, l'amore con cui Cristo ti ama ti interessa soltanto in queste quattro mura o ti interessa tutti i giorni, in tutte le situazioni, nelle tue fatiche, in quei rapporti che stai tribolando, quando sei ingiustamente trattato, quando te ne succedono di tutti i colori. Quella veste lì ce l'hai indosso o no? L'amore con cui sei amato ti fa rivestire di quell'amore nei rapporti faticosi, ti fa perdonare anche se l'altro non ti ha chiesto perdono? Questo è il nostro abito. Noi siamo qui non perché siamo bravi, ripeto, io sono tra i cattivi, lo so, ma desidero rivestirmi di Cristo continuamente, tutti i giorni, in tutte le situazioni. Tanto che posso dire, con San Paolo, l'avete ascoltato nella seconda lettura, dice, me ne sono capitate di tutto e sono pronto all'abbondanza e all'indigenza. Tutto posso, non perché sono bravo, in Colui che mi dà la forza. È questo che fa la differenza, questo aspetto, la forza che noi abbiamo dall'amore con cui siamo amati è quello che ci fa stare nella vita con questo abito nuziale, qualunque cosa accada. Per cui proviamo a indossarlo, a considerarlo il nostro habitus, l'abitudine con cui viviamo le cose, ce ne rivestiamo, diventa un'opera d'arte, calato da sarto proprio per te. Secondo le tue caratteristiche puoi essere segno dell'amore di Dio oggi. E in questa certezza rinnoviamo il nostro grazie al Signore, perché anche oggi il Suo amore ci rende così segni luminosi della Sua presenza.