Nella meditazione sul libro dell'Esodo, la teofania del roveto ardente rivela il cuore dell'azione divina nella storia umana: la salvezza ha sempre inizio con un Dio che ascolta il grido degli oppressi, si ricorda della sua alleanza e se ne dà pensiero. Accogliendo i fedeli collegati a distanza e i pellegrini giunti da Germania e Austria, la riflessione ripercorre la vicenda di Mosè, fuggito dall'Egitto dopo il fallimento della violenza — che non è mai la via della giustizia e della pace — e rifugiatosi in una tranquilla quotidianità pastorale a Madian. Davanti alla tentazione ricorrente di chiudersi per salvare solo se stessi e dimenticare chi soffre, Dio interviene con il fuoco della sua Parola, che arde senza consumarsi per scuotere l'uomo dalle abitudini ordinarie. L'invito a togliersi i sandali perché il suolo è santo chiama la comunità a presentarsi nella preghiera disarmata dalle proprie sicurezze e rigidità. Il timore reverenziale di Mosè, che si vela il volto, testimonia quell'umiltà evangelica che si contrappone all'arroganza del mondo: guardando al volto di Cristo, ogni credente è invitato a non temere e a farsi strumento di liberazione per i tanti fratelli ancora feriti e dispersi.
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