Il 5 agosto la cantante bulgara Galena pubblica ChatGPT, canzone pop-folk in cui il chatbot AI diventa un giudice di pace sentimentale: "se non credi a quanto ti amo, chiedilo a ChatGPT". Poi pubblica anche la conversazione in cui ha chiesto al chatbot come promuovere il disco. È il momento in cui una tecnologia smette di essere una notizia e diventa un mobile di casa. Dietro c'è OpenAI, oggi tra le aziende private più valutate della storia, e il progetto Stargate: fino a cinquecento miliardi di dollari, capannoni giganti in Texas, Ohio, Wisconsin, Nuovo Messico e Michigan. A Saline Township, Michigan, duemilaquattrocento abitanti votano quattro a uno contro un data center da sedici miliardi. Il consorzio fa causa al comune, si arriva a un accordo, i lavori partono lo stesso. Un dirigente del progetto ha persino ipotizzato, senza prove, che i manifestanti fossero pagati da finanziatori stranieri. Poi c'è il fronte militare: fino al gennaio 2024 le condizioni d'uso di OpenAI vietavano gli scopi bellici, poi la clausola sparisce senza annunci. Arrivano l'accordo con Anduril, i contratti da duecento milioni col Pentagono, le proteste dei dipendenti. E dall'altra parte i musicisti: duecento firmano una lettera dell'Artist Rights Alliance, oltre mille pubblicano un disco fatto di silenzio contro l'addestramento senza permesso. Mentre Grimes vende la propria voce e Timbaland crea un'artista generata al computer. La canzone di Galena è simpatica. Ma il punto è proprio questo.
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