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AudioCassetta | by Cassetta degli AI-trezzi

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Audiocassetta | Hai finito il corso. Ma cosa sai fare?

AudioCassetta | by Cassetta degli AI-trezzi · 17 set 2026 · 37:22

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Prima di un corso faccio spesso una survey per capire il livello delle persone che avrò davanti. Mi aiuta a scegliere da dove partire. Ma mi restituisce un livello medio, e in aula la persona media non esiste.

C’è chi usa già quei concetti tutti i giorni. Chi li ha sentiti nominare. E chi crede di averli capiti, ma poi li applica male. Stesso corso, bisogni parecchio diversi.

Ne ho parlato con Fabio Gatto a Genova, nella prima puntata di Audiocassetta on the road. Siamo saliti al Santuario della Madonna del Monte per registrare con la città alle spalle. Nel frattempo c’erano i cani, un calabrone e il Genoa che giocava poco sotto di noi. Insomma, lo studio insonorizzato lo abbiamo lasciato a casa.

Fabio era stato il primo ospite di Audiocassetta. Allora avevamo parlato di avatar per la formazione. Questa volta siamo tornati allo stesso problema da una direzione diversa: come fai a capire che cosa una persona deve ancora imparare?

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Il corso è uguale. Le persone no.

Fabio fa un esempio molto concreto: un negozio deve insegnare al personale a vendere una nuova linea di scarpe. Immagina due persone del negozio.

Una persona lavora lì da anni. Conosce i clienti, sa leggere una scheda prodotto e ha già venduto articoli simili. Un’altra è appena arrivata e deve ancora capire quali domande fare a chi entra.

Puoi metterle nella stessa aula. Ma quello che per una è un passaggio veloce, per l’altra richiede spiegazioni, esempi e tentativi. Se imposti tutto sui principianti, chi ha esperienza aspetta. Se acceleri, perdi chi ha appena cominciato.

Il problema continua nell’e-learning: il video dura uguale per tutti, anche se ciascuno si ferma su cose diverse.

L’apprendimento adattivo prova a intervenire qui.

Nel modello descritto da Area9, il percorso cambia mentre il partecipante risponde: può proseguire su ciò che conosce oppure ricevere spiegazioni e altre domande dove incontra difficoltà.

Fabio oggi lavora su questa soluzione. È il suo caso concreto, raccontato da chi la porta alle aziende. Io non l’ho testata sul campo: quello che mi interessa capire è la logica, prima ancora della piattaforma.

Sbagliare sicuri di avere ragione

Il passaggio che mi ha interessato di più riguarda una seconda domanda, accanto a quella sulla materia: quanto sei sicuro della risposta che hai appena dato?

Rhapsode misura anche questa sicurezza, che il produttore chiama confidence. La risposta corretta e la certezza con cui la dai sono informazioni diverse.

Puoi rispondere bene ed essere pieno di dubbi. Oppure sbagliare convinto che la questione sia chiarissima.

Sul lavoro la differenza conta. Se so di essere incerto, posso fermarmi, verificare, chiedere. Se sono sicuro di sapere, il controllo rischio di saltarlo proprio quando mi servirebbe.

Da qui il titolo della nostra conversazione.

Dal dubbio di Socrate all’apprendimento adattivo.

Senza fare un seminario di filosofia, il punto è riconoscibile: per imparare mi serve anche accorgermi di quello che non so.

Va tenuto un limite: dichiarare sicurezza non equivale a misurare perfettamente la consapevolezza. Anche Area9 riconosce che autovalutarsi è difficile e che le risposte possono essere poco sincere. È un’informazione in più, non una lettura della mente.

L’AI che lavora sotto il cofano

Quando ho chiesto a Fabio dove fosse l’intelligenza artificiale, siamo arrivati a una distinzione utile.

Una funzione adatta il percorso. Un’altra aiuta a preparare il materiale che quel percorso utilizzerà. Area9 documenta anche l’uso dell’AI generativa per creare corsi e trasformare PDF in contenuti adattivi.

L’utente può trovarsi davanti domande ed esercizi abbastanza familiari. Niente avatar spettacolare, niente chat da riempire con un prompt perfetto. L’AI lavora anche dove si vede meno.

Per chi produce formazione, però, resta un compito preciso: decidere quali capacità sviluppare e controllare che contenuti ed esercizi le mettano davvero alla prova. Generare domande velocemente non garantisce che siano le domande giuste.

È una responsabilità che conosco bene da formatore. Una spiegazione può essere chiara, una slide può essere bella, e l’esercizio può comunque misurare la cosa sbagliata.

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Se risparmi tempo, a qualcuno non conviene

Ho chiesto a Fabio quali attriti trovasse nelle aziende. Uno dei primi che ha raccontato riguarda la formazione organizzata intorno a un monte ore.

Se il vincolo è tenere le persone dentro un percorso per un certo tempo, arrivare prima all’obiettivo diventa difficile da valorizzare. Stiamo cercando di risparmiare proprio l’unità con cui quel percorso viene riconosciuto.

È l’attrito raccontato da Fabio, non una regola valida per qualsiasi corso finanziato o obbligatorio. Ma mette sul tavolo una domanda seria: stiamo comprando ore di presenza oppure capacità utili al lavoro?

Gli ho chiesto anche del ritorno economico. Fabio ha portato esempi di tempo risparmiato,

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