Newslinet Media Monitor · 4 ago 2026 · 3:23
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La chiusura di sei stazioni radio in Canada da parte di Rogers Sports & Media rappresenta un segnale che va oltre la crisi dell'AM: mostra come costi certi e rigidità regolatorie possano lasciare gli editori senza alternative sostenibili.
L'analisi del manager canadese Paul Larsen evidenzia che il problema non è tanto la decisione di Rogers, quanto la difficoltà di adattare rapidamente le imprese ai cambiamenti del mercato.
In Italia il quadro è più flessibile, poiché chi acquista una radio può cambiarne liberamente il formato ed è ormai possibile trasformare una concessione comunitaria in commerciale (e viceversa).
Rimane però la distinzione tra emittenti locali e nazionali, sempre meno coerente nell'era della distribuzione multipiattaforma.
Anche nel nostro Paese alcuni editori potrebbero preferire rinunciare alla concessione e spegnere gli impianti piuttosto che sostenere costi di esercizio in attesa di un acquirente.
Il caso canadese suggerisce che la regolazione dovrebbe favorire l'evoluzione delle imprese, anziché cristallizzare modelli tecnologici del passato.
La vera ricchezza della radio non è l'infrastruttura trasmissiva, ma il giornalismo, i contenuti e il rapporto con le comunità.
Difendere la tecnologia senza preservare la sostenibilità economica degli editori rischia di accelerare proprio quel declino che si vorrebbe evitare.
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