Newslinet Media Monitor · 2 ago 2026 · 4:29
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Il confronto tra Regno Unito e Italia mostra due modelli opposti di sviluppo della radio: il mercato britannico misura e valorizza l’audio multipiattaforma, mentre quello italiano resta fortemente legato agli schemi analogici.
Nel Q1 2026, la radio IP è stata il mezzo pubblicitario con la crescita più elevata nel Regno Unito (+22,1%), contribuendo al +4,2% dell’intero comparto radiofonico.
In Italia, invece, la raccolta radiofonica complessiva chiude il primo semestre 2026 a -3,7%, con un pesante -11,5% a giugno.
Secondo indiscrezioni riportate da Newslinet, Audiradio potrebbe subordinare dal 2027 la rilevazione regionale alla presenza di almeno un impianto FM, penalizzando DAB+, DTT e concessionari che hanno investito nello sviluppo fuori dal bacino analogico (oltre a conitnuare ad escludere i nativi digitali).
Questa impostazione rischierebbe di trasformare la currency da strumento di misurazione a fattore capace di orientare il mercato e gli investimenti.
L’esclusione dei fornitori solo digitali potrebbe rallentare lo sviluppo dei consorzi DAB locali, limitare la concorrenza e ridurre l’innovazione editoriale.
Il rischio è alimentare un circolo vizioso: senza rilevazione non c’è raccolta pubblicitaria e senza raccolta diventa difficile giustificare l’ingresso nella rilevazione.
La conclusione è che il futuro della radio dipende dall’integrazione tra broadcast analogico e digitale e broadband, non dal mantenimento della FM come requisito di legittimazione economica.
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