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È curioso arrivare da così lontano. E poi ritrovarsi in uno spazio pieno di piccole lontananze.Le alternative è un romanzo che richiede attenzione e una certa predisposizione ad accettare che non tutto deve essere limpido o. È particolare, particolarissimo, uno di quelli che o annoiano a morte e confondono o ammaliano e illuminano; di quelli che non puoi consigliare a occhi chiusi anche se lo vorresti; in breve, di quelli che non lasciano indifferenti, in un modo o nell’altro. E il motivo della sua particolarità sta solo in parte nella scelta di Hughes di non ricorrere a segnali di dialogo o di passare alla forma-copione nel bel mezzo del romanzo, quasi a marcare ulteriormente la teatralità del tutto. Le “alternative” del titolo sono le sorelle Flattery, un caleidoscopio di complicazioni, genialità (hanno tutte un dottorato, d’altronde) e sentimenti. Ciascuna scandisce a modo proprio il ritmo con cui si muove sulla linea tra la singolarità e l’universalità, e chi legge non può che provare a seguirle. Olwen è la sorella maggiore (la prima di quattro, mai sentito parlare di eldest daughter syndrome?), la geologa in fuga – da sé, dall’estinzione che incombe, perché lei lo sa che sta arrivando, e non può farci niente, non può, non—. È la sua scomparsa nel cuore della notte a spingere le sorelle a mobilitarsi. Ma lei voleva solo un po’ di pace e quiete. Poi c’è Nell, la più piccola, professoressa di filosofia emigrata negli Stati Uniti alla ricerca della sua dimensione. Per chissà che malattia neurologica, si sta lentamente allontanando dal suo corpo – ma che le importa, quando vorrebbe essere tutta cervello e astrazione? Nel mezzo ci sono loro, Rhona e Maeve, l’esperta di democrazia partecipativa che insegna al Trinity College e la chef stellata che vive su una barca con un mimo profugo; sono la sorella (all’apparenza) senza cuore e quella che ne ha troppo, di cuore. Da questa breve disamina si intravede appena: le sorelle Flattery sono idee e ideali puri. Hanno un involucro di carne, che è la pagina, e un’anima, che è la scrittura. Le alternative parla di noi, di Irlanda contemporanea, di (eco)ansia, di politica e cucina democratica, di persone che crescono sotto lo stesso tetto ma vivono infanzie (e poi vite) diverse. E poi ha certi passaggi che ti folgorano sul posto, che splendono come le schegge di vetro smussate dalle onde del tempo che va.