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Pubblicato da Eris Edizioni nella collana I Tardigradi - Nuova Biblioteca del Fantastico a maggio 2025, il racconto di Valentina Ramacciotti parla di distruzione e assoggettamento del femminile, proprio come l’opera madre di Mary Shelley da cui discende. E lo fa in appena 96 pagine con un’impassibilità e una crudezza proprie dell’altra arte praticata dalla scrittrice lucchese, la fotografia, anche se il testo, nella sua forma originaria, accompagna le opere (foto)grafiche di due artisti per la rivista In allarmata radura. ***«Il tuo nome è Bella. La bellezza sarà la tua arma e la tua condanna. Sei venuta al mondo per un capriccio. Ma adesso non esitare, la vita ti darà tutte le risposte che cerchi.»Bella e Felice. Bella voluta da, e creata per, Felice. Nata da un carnaio, lasciata a se stessa, attraversa l’orrore e il devasto morale che Dio, l’impassibile macellaio-capo, le ha descritto essere la vita su questa terra. Il mondo distopico in cui si muove è un diorama di piccolezza umana, popolato da vecchie meschine, balordi bavosi, donnacce vogliose. Non c’è gentilezza né solidarietà. È una guerra continua, un’Apocalisse in itinere, un purgatorio in cui vale la legge dell’homo homini lupus.Bella non è felice. Maltrattata, violata, sfruttata: per gran parte della sua lunga breve vita è un participio passato che cerca calore e affetto, una forma passiva che subisce e subisce senza dire una parola, perché così va il mondo, così vuole Felice. Poi, Bella prende coscienza – questa cosa che si insinua in ogni cucitura, risveglia i morti da cui ha preso vita – e la musica cambia.Bella appartiene a quella schiera di Creature femminili che, da The Bride of Frankenstein (1935) in poi, hanno lottato contro il mutismo imposto per riprendersi la loro agency dalle mani di un maschile vile e abusante, qui spogliato di qualsiasi residuo di romanticismo scientifico. Dio non è lo studioso di scienze proibite Victor Frankenstein; Felice non è la Creatura solitaria e rabbiosa desiderosa d’amore, lo è Bella. Ed è interessante che, proprio come la Sposa di Maggie Gyllenhaal e Jessie Buckley, è uno sforzo collettivo e cacofonico – Bella è un corpo fatto di corpi, la sua voce è quella di molti e molte – a spingerla ad attingere al suo lato mostruoso e a compiere il suo personalissimo “attacco cerebrale”. Alla fine, Bella non è più di Felice o di Dio. Non lo è mai stata.