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Una parola per noi oggi, perché pensare a qual è la chiamata a cui risponde Matteo potremmo pensarla distante da noi, ma Matteo era nella condizione dello svolgere il suo lavoro, un lavoro in cui (manovrando soldi) facilmente lavorando con la pece ci si sporca, si attaccano le mani. All'interno del suo lavoro si riconosceva la disonestà, però si è alzato e ha seguito Gesù. La testimonianza di Matteo comincia lì, quando lasci ciò che è soltanto per te ed entri in qualcosa che è anche per te. Non so se siamo disposti a questa conversione, perché molto spesso in questo vediamo una perdita e ci fermiamo, cioè abbiamo perso il motivo fondamentale che è seguire Gesù. Cioè essere con Lui, seguire Gesù non è qualcosa di lontano, è qualcosa che coinvolge i passi della vita. Vorrei dirvelo proprio con le parole che abbiamo ascoltato nella lettera agli Efesini, perché Paolo, che era il primo della classe, era il fenomeno dell'ebraismo, lui dice, io prigioniero a motivo del Signore vi esorto, era già nella condizione in cui a motivo dell'annunciare il Cristo era incatenato. Però l'essere prigioniero, cioè ormai ridotto nella sua azione fisica, non l'ha ridotto nella sua condizione esistenziale, cioè la sua vita continuava a vederla nell'ottica di un Vangelo che è salvezza per il mondo. Perché lui stava con Cristo, seguiva Cristo e anche quando gli ha manifestato che per questo motivo sarebbe stato imprigionato non è che dice, bene, vengo un'altra volta, adesso me ne vado. Allora, proprio perché sta seguendo il Cristo ci tiene a dare qual è la chiave che possa aprire le prospettive della nostra vita. Ed è sempre un rispondere alla sua chiamata, seguire lui come ha fatto Paolo. E questo in che modo? Con umiltà, dolcezza, magnanimità, sopportando via vicenda nell'amore, cioè capire che la sequela del Signore ti fa stare nei rapporti in un altro modo. proprio questa sequela ti rende parte, tu sei parte di tutto un corpo, quindi in questo avrai un solo spirito e siamo mossi dalla stessa speranza. Guardate, il testo della Lettera degli Efesini è di una grande ricchezza, ma come se fosse un suggerimento per dire come posso seguire Gesù oggi?. Leggi lì e tu dici, beh, però qui effettivamente riguardo alla chiamata che il Signore mi sta facendo sento che qualche cosa si può fare. E allora inizia la sequela, di cui inizia perché seguire Gesù è qualcosa di molto concreto, non è avere delle idee, è vivere una vita. Per questo, così vorrei chiudere con una nota che Matteo ci dà attraverso il Vangelo, è come se già ci mettesse qual è la prospettiva di tutto il Vangelo. Che il Signore viene non per quelli che si considerano bravi, capaci, no, come il medico è colui che si prende cura di chi sa di essere malato. Se tu dici sono sempre a posto e te ne tieni distante, lo dico un po' a bassa voce perché mi riguarda, alla tua stessa malattia ti rimane. Cioè anche a me non è che siccome sono un prete sono già a posto, questo riguarda ciascuno di noi. In questo sono solo un ministro di Cristo, però anche il ministro è chiamato a seguire il Signore concretamente. Allora ecco qual è l'invito, con questa parola che riprende dal profeta Osea, Gesù dice andate, letteralmente dice andando, imparate.