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Con una mirabile opportunità troviamo il testo del Qoelet che ci dice che ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo. È arrivato il momento in cui Gesù chiede ai discepoli chi sono io per te e vorrei essere molto concreto, perché la risposta di Pietro mossa dallo Spirito e che il Padre ha fatto presente nel cuore di Pietro e Pietro ha consentito, ci fa capire che questo può succedere a ciascuno di noi. cioè che noi continuiamo a dire che Gesù è il Cristo ma come lo stiamo dicendo con la testa, con la bocca, con il cuore, con la vita, come lo stiamo dicendo? Io vorrei dire sempre che Gesù è il Cristo, ma ci sono dei momenti in cui forse non lo dico anzi lo rinnego. Da che cosa capisco se sto professando la fede in Gesù Cristo figlio di Dio o lo sto rinnegando? Come sta questa sua filiazione con il mistero della croce? Come ci sta insieme? Perché per molti è un errore invece per lui è un disegno di salvezza, per noi, non per lui, per noi. Quindi il tempo che ciascuno di noi sta vivendo che tempo è? C'è un tempo per gettare sassi, un tempo per raccoglierli, cioè non è che c'è una cosa che si fa, si fa solo quella e basta, si può fare anche il suo contrario in un altro tempo ma il nostro tempo di dire che Gesù è il Cristo che tempo è adesso? Forse a differenza di quello che ci prefiguriamo perché poi sappiamo che Pietro prende da parte Gesù e dice che sennò questo non ti accadrà mai e si becca il suo avere, c'è qualcosa che ci riguarda. Che Gesù sia il figlio di Dio, il Cristo, non vuol dire che c'è quella bacchetta magica che sistema le cose e qui vorrei metterci veramente tutti i nostri fallimenti ma anche tutte quelle ingiustizie che noi vediamo nella storia degli uomini, le guerre, nella natura, la malattia, nella durezza del cuore dell'uomo, la violenza sulle persone; come mettiamo queste situazioni della storia con il fatto che lui è il Cristo e si capisce solo da questa frase che lui deve essere ucciso perché questi fatti ci dicono come noi possiamo continuare a uccidere, addirittura a volte in nome di Dio, il Cristo. Se qualcuno pensasse che questo riguarda soltanto un omicidio e non riguarda per esempio un maltrattamento o una chiusura del cuore su questo dobbiamo interrogarci, perché forse anche lì stiamo chiudendo la porta a Cristo, una porta di salvezza. Bene, lui entra dentro alla nostra sofferenza e al nostro peccato, ci entra fino ad essere quello che è il condannato anche oggi, ma un condannato che risorge. Vorrei dire con Paolo che sono stato crocifisso con Cristo, non vivo più io ma Cristo vive in me, questa vita nella carne, che voglio vivere nella professione di fede che lui è il salvatore del mondo. Ma mi rendo conto che il voler riprendere la nostra vita in mano tante volte si torna a rifare le stesse cose. Quindi questo possa essere realmente un momento in cui interrogarci come stiamo, che tempo è della mia vita nello stare davanti al mistero di Cristo crocifisso morto e risorto per la salvezza del mondo e come vivo questo mio dirgli di sì, amen, ci credo, o non piuttosto essere tra quelli che lo consegnano per la morte.