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Un dispositivo morbido e trasparente, quasi invisibile, posato direttamente sulla cornea. Non per correggere la miopia, non per cambiare il colore dell’iride. Ma per modificare l’attività cerebrale e alleviare uno dei disturbi mentali più diffusi e devastanti del pianeta: la depressione. È questa l’idea — audace, quasi fantascientifica — che un gruppo di ricercatori della Yonsei University di Seul ha trasformato in prototipo funzionante, aprendo una finestra su un futuro in cui la psichiatria potrebbe fare a meno di molecole, di aghi e di bisturi.