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E.T.A. Hoffmann, Il violino di Cremona. Racconto breve. Audiolibro

Voce Narrante · 6 ott 2026 · 1:04:27

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E.T.A. Hoffmann, Il violino di Cremona. Racconto breve. Audiolibro
Voce narrante Federico Berti, https://www.federicoberti.it
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Il consigliere Crespel, giurista e liutaio tedesco, tiene chiusa in casa la figlia Antonie, dotata di una voce sublime, che la pratica del canto minaccia di uccidere per una particolare malformazione dell'apparato fonatorio; quando un giovane, sospettando nel padre un carceriere, la induce a cantare, Antonie muore e nello stesso istante, l'anima del violino si spezza squarciando il piano armonico. Il lettore resta senza sapere se abbia assistito a un delitto o a un sacrificio, poiché l'unico testimone della malattia è proprio l'uomo che avrebbe avuto ogni interesse a mentire.

Il tema toccato da Hoffman è storicamente reale: nell'Ottocento, l'industria dell'intrattenimento musicale e la crescente complessità delle orchestre, chiedeva ai cantanti (che allora si esibivano in acustico) sforzi sempre maggiori, e questi sforzi potevano effettivamente procurare danni al corpo dell'interprete. Il fenomeno salirà alla ribalta della stampa internazionale un secolo più tardi con la morte del tenore italiano Enrico Caruso, la cui pressione sul diaframma aveva aggravato le conizioni di un'infezione polmonare: il suo dottore sostenne che lo sforzo compiuto per portare la sua voce da basso al registro tenorile, lo avesse nel tempo consumato, che insomma responsabile della sua morte fosse proprio il canto stesso, al quale pur consapevole dell'esito cui andava incontro, non volle rinunciare.

Hoffman si interessava alla medicina, era uno studoso eclettico e appassionato, oltre che a sua volta un giurista e un musicista, ma il tema della voce sfruttata fino all'esasperazione del cantante non era ancora stato approfondito, si stavano compiendo allora i primi studi ed erano studi (allora) d'avanguardia. Ai suoi tempi erano già note indagini sulle malattie al petto e alla gola, ma non esisteva ancora una vera e propria scienza della voce in grado di osservare l'attività della laringe, o in che modo un abuso del canto potesse nuocere alla salute. Nessuno aveva potuto ancora osservare la glottide al lavoro. Ci aveva provato un tale Bozzini di Francoforte, pubblicando nel 1807 un lavoro sull'illuminazione della gola per poterla studiare, ma solo dieci anni dopo la pubblicazione del racconto di Hoffman saranno compiuti i primi progressi inq uesto campo: nel 1827 a Ginevra si inizieranno a impiegare degli specchi nella diagnosi foniatrica, nel 1854 lo spagnolo Manuel Garcia sarà il primo a poter vedere le corde vocali in azione. Quindi possiamo dire che all'epoca di Hoffman quel campo di studio era ancora poco esplorato e approfondito, più che un racconto fantastico il suo è dunque un racconto di fantascienza. Hoffmann va oltre, anticipando le moderne teorie sulla musicoterapia: quando capisce che la figlia è malata e la carriera artistica la ucciderebbe, si esercita nella costruzione e nella pratica sullo strumento, per suonarlo entrando in una tal sintonia con lei, da risolvere in una perfetta identificazione tra l'anima di lei e il suono dello strumento: ascoltando il padre che esegue le arie per lei composte, nello stile con cui lei stessa le interpretava, Antonie ha l'impressione di averle eseguite lei stessa. Quella che avviene in lei è una catarsi musicale. Quanto mai interessante a tal proposito il lessico della liuteria, che parla tecnicamente di un'anima interna al violino, per indicare quel corpo che vibra nella cassa di risonanza per renderne la voce più armoniosa. Tre anime dunque s'incontrano, nel racconto di Hoffmann: quella della ragazza, quella dello strumento e quella del padre che o suona. Il racconto si inserisce in un filone letterario particolarmente caro alla mentalità romantica dell'Ottocento, quello dell'arte matrigna S'intende qui il termine 'matrigna' nel termine leopardiano di 'madre crudele'. Un tema che troveremo più avati nel Claude Lenter di Zola, che s'impicca davanti all'opera incompiuta dalla quale è tormentato, o il ritratto di Gogol che porta alla follia il pittore Čartkov, o la Sonata a Kreutzer di Tolstoj, o il pianista di Lugi Capuana che muore nel suonare un passaggio di rara intensità, per la violenza stessa dell'esperienza estetica che questo scatena in lui. L'arte che guarisce, l'arte che uccide, l'arte che unisce le anime e che le consuma. Un capolavoro senza tempo.

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