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Il podcast di don Andres Bergamini

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Gli angeli custodi: una presenza che ci richiama alla verità e all’amore di Dio - Santa Teresina di Gesù bambino

Il podcast di don Andres Bergamini · 2 ott 2026 · 6:44

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Un’immagine degli angeli diversa da quella abituale

Le Scritture della festa degli angeli custodi ci presentano una figura molto diversa5 dall’immagine un po’ bucolica che spesso abbiamo degli angeli. Non sono semplicemente le figure rassicuranti che immaginiamo accanto a noi, quasi com'è 900:30 un “angelo buono” contrapposto a un “angelo cattivo” che combattono sulla nostra spalla per orientare la nostra coscienza.

Nel libro dell’Esodo troviamo invece una parola sorprendentemente forte: Dio dice al suo popolo di avere rispetto della presenza dell’angelo, di ascoltare la sua voce e di non ribellarsi a lui, perché «egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione». Colpisce soprattutto quest’ultima espressione: l’angelo non perdona.

Il contesto è quello dell’Esodo, cioè dell’uscita dall’Egitto e del cammino del popolo verso la terra promessa. Israele sta vivendo una situazione di pericolo, di lotta e di fuga, inseguito dagli Egiziani e chiamato ad affrontare le difficoltà del deserto. Proprio in questo cammino Dio manda il suo angelo a custodire il popolo.

L’angelo come presenza autorevole che custodisce il cammino

La presenza dell’angelo di Dio accanto al popolo non è quindi una presenza semplicemente rassicurante o decorativa. È una presenza impegnativa. Avere accanto a sé l’angelo significa essere chiamati a vivere con attenzione, rispetto e responsabilità: «Abbi rispetto della sua presenza», «dà ascolto alla sua voce», «non ribellarti a lui».

L’angelo è il messaggero di Dio, porta la sua parola e custodisce il popolo durante il cammino. Per questo la sua presenza è bella, autorevole e importante, ma anche esigente. Non si può rimanere indifferenti davanti a colui che Dio manda per accompagnarci.

La Scrittura richiama anche la tentazione della ribellione. Israele, nonostante abbia sperimentato la misericordia di Dio e la liberazione dall’Egitto, arriva a ribellarsi, come accade nell’episodio del vitello d’oro. Il popolo deve imparare che Dio rimane accanto a lui anche nelle prove più dure: la sete, le difficoltà, i problemi del deserto. L’angelo accompagna questo cammino e richiama continuamente il popolo alla fedeltà.

L’affermazione secondo cui l’angelo «non perdona» va compresa proprio alla luce della sua funzione. L’angelo rappresenta il Signore, porta la sua voce e la sua parola, ma non è il Signore. Non gli spetta il compito di perdonare: il suo compito è custodire, combattere, accompagnare e trasmettere la parola di Dio. Il perdono appartiene a Dio

Gli angeli dei piccoli davanti al volto di Dio

Anche il Vangelo presenta una dimensione apparentemente severa della presenza degli angeli. Gesù dice: «Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio».

Gli angeli dei piccoli sono continuamente davanti a Dio, al suo cospetto. Questa immagine può essere quasi provocatoria: gli angeli sembrano essere coloro che portano davanti a Dio ciò che accade ai piccoli. Se un piccolo viene disprezzato, umiliato o ferito, la sua situazione non rimane nascosta.

Da questo punto di vista gli angeli possono essere immaginati quasi come dei testimoni della nostra vita davanti a Dio. Essi ci ricordano che non possiamo pensare di vivere sempre “in camuffa”, nascondendo ciò che facciamo. Noi possiamo cercare di apparire diversi da quello che siamo, possiamo fare buon viso a cattivo gioco, possiamo persino fingere davanti agli altri. Ma davanti a Dio la nostra vita è nella verità.

Questa riflessione si collega anche al Vangelo di Luca ascoltato nella preghiera del mattino con i fratelli, nel quale Gesù mette in guardia dall’atteggiamento dei farisei, capaci di simulare lunghe preghiere per essere visti dagli altri. L’uomo può essere molto abile nel costruire un’immagine di sé e nel mostrare esteriormente qualcosa che dentro non corrisponde alla realtà.

La presenza degli angeli ci richiama invece a una vita vera davanti a Dio, a un atteggiamento di umiltà e a quel timore di Dio che non significa paura, ma consapevolezza di essere continuamente davanti a Lui.
5)5Diventare piccoli davanti a Dio

Per questo il Vangelo insiste tanto sulla necessità di diventare piccoli. Gesù afferma: «Chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli».

La piccolezza non è quindi una condizione da superare per diventare finalmente importanti. È una dimensione spirituale fondamentale: riconoscere di non essere autosufficienti, abbandonare la pretesa di apparire grandi e imparare a vivere nella verità davanti a Dio.

Gli angeli dei piccoli ci ricordano proprio questo: davanti a Dio non contano le nostre maschere, le nostre apparenze o il ruolo che cerchiamo di costruirci. Conta la verità della nostra vita e, soprattutto, il modo in cui trattiamo i piccoli e le persone affidate alla nostra cura.

(5:00 circa) Gesù è la presenza definitiva di Dio in mezzo a noi

Tutto questo conduce però a una realtà ancora più grande. Per noi cristiani, il messaggero e la presenza di Dio trovano la loro espressione piena in Gesù Cristo. Gesù è la Parola fatta carne, la presenza viva e concreta di Dio in mezzo agli uomini.

Se l’angelo richiama, custodisce, ammonisce e porta la parola di Dio, Gesù è molto più dell’angelo: è il Figlio stesso che viene in mezzo a noi. È una presenza che non si limita al giudizio o alla condanna, ma è soprattutto misericordia e perdono.

Gesù illumina la nostra vita, prende su di sé le nostre fatiche e le nostre colpe. Per questo la sua presenza è ancora più importante e decisiva di quella dell’angelo: l’angelo custodisce, mentre Gesù arriva fino a dare la propria vita per noi.

La croce manifesta in maniera concreta quanto siamo

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