In questa meditazione, don Francesco Tedeschi commenta la profezia dell'anziano Simeone nel Vangelo di Luca, sottolineando come la croce non sia mai un simbolo astratto, ma memoria viva e ferita del dolore condiviso con tante madri del nostro tempo — dai campi di battaglia alle rotte migratorie nel Mediterraneo e nel deserto. Come per Simeone, la preghiera quotidiana allena lo sguardo del credente a vedere oltre l'oscurità del presente, riconoscendo la luce della salvezza e accogliendo la vocazione a essere, insieme a Cristo, un «segno di contraddizione» di fronte all'egoismo, all'ingiustizia e alla violenza del mondo. Questa fedeltà disarmata si incarna nella testimonianza dei martiri, ricordata in modo speciale attraverso la figura del beato Pino Puglisi, parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia per aver sottratto i giovani alla criminalità. Salutando anche una delegazione di pastori luterani danesi della diocesi di Viborg, la riflessione si conclude con l'invito a non restare indifferenti, lasciandosi toccare dal dolore del prossimo per portare nel mondo la consolazione e la speranza del Vangelo.
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