Torno a parlare di aspettative, ma da un’angolazione diversa.
Siamo abituate a pensare che il problema delle aspettative sia soprattutto la delusione: meno ci aspettiamo, meno rischiamo di soffrire.
Ma se il danno più profondo fosse un altro?
Molte aspettative nascono da una supposizione: supponiamo di sapere come una madre dovrebbe amare, come un partner dovrebbe comportarsi, come una relazione dovrebbe funzionare, chi dovremmo essere noi e persino in quale modo la vita dovrebbe rispondere ai nostri desideri.
Da queste supposizioni costruiamo parametri, immagini e definizioni che restringono progressivamente il nostro campo visivo.
Potremmo così non vedere i modi in cui qualcuno ci ama, perché non corrispondono a quelli che avevamo immaginato. Potremmo non riconoscere la persona che abbiamo accanto, perché continuiamo a confrontarla con ciò che dovrebbe essere. Potremmo persino non accorgerci di chi stiamo diventando, perché troppo impegnate a restare fedeli all’identità che gli altri — o noi stesse — si aspettano da noi.
La supposizione diventa aspettativa.L’aspettativa diventa limite.E il limite diventa un piccolo mondo.In questo episodio di Metamedicina e dintorni esploriamo come allargare nuovamente lo sguardo, distinguendo i nostri bisogni reali dalle immagini rigide che abbiamo costruito intorno all’amore, alle relazioni, a noi stesse e alla vita.
Liberarsi dalle aspettative non significa rinunciare ai desideri o accettare passivamente tutto ciò che accade. Significa lasciare abbastanza spazio tra ciò che immaginiamo e ciò che è, affinché la realtà possa finalmente mostrarci qualcosa che non avevamo previsto.Perché, molte volte, non è la realtà a essere povera di possibilità.
È il nostro sguardo a essere diventato troppo piccolo.
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Se questa puntata ti ha toccato, prenditi un momento per respirare e sentire dove vibra nel corpo ciò che hai ascoltato.
Questo è il vero inizio: non capire, ma sentire.
Ogni episodio nasce da un filo invisibile tra me e chi ascolta.
A volte è una domanda che mi arriva, a volte un tema che “chiama” dal campo.
In ogni caso, nulla è scelto a caso: è sempre una risposta a qualcosa che sta muovendosi dentro di noi, insieme.
Sono qui per ampliare la visione e esperire dal corpo alla coscienza.
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Ti abbraccio
Alexandra Francesca