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ep. 98 st. 1 Lettura del commento di Emilio Pasquini della canzone di Guido Cavalcanti "Donna me prega perch'io voglio dire".
Donna mi prega perch’io voglio dire d’un accidente che sovente è fero ed è sì altero - ch’è chiamato amore. Sì chi lo nega possa ’l ver sentire. Ed, a presente, canoscente chero, perch’io no spero - ch’om di basso core a tal ragione porti canoscenza: che senza - natural dimostramento non ò talento - di voler provare là ove posa e chi lo fa creare, e qual è sua vertute e sua potenza, l’essenza, - poi ciascun suo movimento, e ’l piacimento - che ’l fa dire amare e s’omo per veder lo po’ mostrare.
In quella parte dove sta memora prende suo stato, sì formato come diaffan da lume, - d’una scuritate la qual da Marte vene e fa dimora. Elli è creato ed à sensato nome, d’alma costume - e di cor volontate. Ven da veduta forma che s’intende, che prende - nel possibile intelletto come ’n subietto - loco e dimoranza. In quella parte mai non à pesanza perchè da qualitate non descende: resplende - in sè perpetuale effetto; non à diletto, - ma consideranza; sì che non potè là gir simiglianza.
Non è vertute, ma da quella vene ch’è perfezione, che si pone tale non razionale -, ma che sente dico. For di salute giudicar mantene, chè la ’ntenzione per ragione vale. Discerne male - in cui è vizio amico. Di sua potenza segue spesso morte se forte - la vertù fosse impedita, la quale aita - la contraria via, non perchè oppost’a naturale sia; ma quanto che da buon perfetto tort’è per sorte - non po’ dire om c’aggia vita che stabilita - non à segnoria: a simel po’ valer quand’om l’oblia.
L’esser è quando lo voler è tanto ch’oltra misura di natura torna: poi non s’adorna - di riposo mai. Move cangiando color riso e pianto e la figura con paura storna: poco soggiorna: - ancor di lui vedrai che ’n gente di valor lo più si trova. La nova - qualità move sospiri e vol ch’om miri - in non fermato loco destandos’ira, la qual manda foco. Imaginar non pote om che no ’l prova. Nè mova - già però ch’a lui si tiri e non si giri - per trovarvi gioco nè certamente gran saver nè poco.
De simil trage complexione sguardo che fa parere lo piacere certo: non po’ coverto - star quand’è sì giunto. Non già selvaggio le beltà son dardo, chè tal volere per temer è sperto: consegue merto - spirito ch’è punto.
E non si po’ conoscer per lo viso: c’om priso - bianco in tale obietto cade, e chi ben aude - forma non si vede. Dunqu’elli meno che da lui procede: for di colore d’esser è diviso, assiso - mezzo scuro luce rade: for d’onne fraude - dice, degno in fede, che solo di costui nasce mercede.
Tu poi sicuramente gir, canzone, là ’ve ti piace, ch’io t’ò sì adornata ch’assai laudata - sarà tua ragione da le persone - ch’anno intendimento: di star con l’altre tu non ài talento.