Segui i tuoi podcast preferiti, ascolta offline e in auto con CarPlay e Android Auto, e riprendi sempre da dove eri rimasto. Provala gratis.
Assortire bene una raccolta di racconti è difficile, qualsiasi curatore editoriale lo sa bene. Come lo sanno i lettori che spesse volte si ritrovano tra le mani antologie raffazzonate, dove la qualità del contenuto va su e giù come un otto volante e s’intuisce come chi l’ha messa assieme abbia dovuto grattare ben più del fondo del tradizionale barile per mettere insieme pagine sufficienti a renderne credibile, e appetibile, la pubblicazione. Se si tratta di racconti dell’orrore, le cose si complicano ancora di più dovendo stare attenti a come mescolare i diversi stili. Immaginate quindi, anzi, scopritelo di persona leggendola, quanto mestiere ci sia dietro chi ha saputo comporre il volume di cui vi anticiperò oggi qualche minuto, mantenendo la coerenza narrativa di una stessa mano immaginaria, uno stile agile ma volutamente datato che ricalcasse quello di qualche decade or sono e, nel frattempo, scavare a fondo nelle peggiori paure del lettore. Che è esattamente quel che lo stesso si aspetta. Operazione quindi riuscitissima, che non solo regala emozioni straordinarie ai fan di Profondo Rosso, ma sta addirittura in piedi da sola, ottima lettura da comodino per tutti gli appassionati del brivido nostrano. Ve ne parlo nella puntata del podcast di oggi. Alle brutte, stanotte potrete lasciare la luce accesa…