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La 76ª edizione del Festival di Sanremo si è chiusa tra gentilezza, malinconia e passaggi di testimone.In questa puntata di Punto di Vista, Mary Abbate analizza un Festival che ha scelto la linea della sobrietà e dei valori familiari, lontano dalle polemiche esplosive delle scorse edizioni. Alla guida Carlo Conti, protagonista di un momento simbolico: il passaggio delle “chiavi di casa” a Stefano De Martino, chiamato a raccogliere l’eredità il prossimo anno.La vittoria è andata a Sal Da Vinci con Per sempre, un riconoscimento che celebra 50 anni di carriera e una vocalità che ha convinto pubblico e sala stampa. Accanto a lui, la “vincitrice morale” Elettra Lamborghini, capace di portare energia e leggerezza con Voilà, e Arisa, quarta classificata con Come una favola, tra atmosfere sognanti e delicatezza interpretativa.Spazio anche a Malika Ayane e Fulminacci, in un’edizione dominata da brani profondi, spesso malinconici, specchio di un tempo complesso. Un Festival rassicurante, forse troppo lineare: nessuna vera rottura, nessun brano chiaramente proiettato verso l’Eurovision, ma un racconto coerente di amore, famiglia e pace.Tra gli ospiti, Pippo Baudo, presenza simbolica con la sua voce storica, Andrea Bocelli, Nino Frassica, Alessandro Siani, Achille Lauro e Bianca Balti. Premi alla carriera a Caterina Caselli e Mogol, mentre Max Pezzali ha animato le serate dalla nave Costa Toscana.Non sono mancate le polemiche, come il presunto bacio “censurato” tra Gaia e Levante, poi smentito dalla regia.Sul fronte ascolti, la finale ha raccolto 11 milioni di spettatori, in calo rispetto ai 13 milioni dell’anno precedente: un dato che apre interrogativi sulla prossima gestione.Un Festival elegante, emotivo, senza scosse ma con molti segnali. La vera sfida, ora, è capire se la “calma piatta” sia stata una scelta strategica… o un’occasione mancata.