Giuseppe Erba nasce in una famiglia di vivaisti: il padre Carlo Ernesto era il vivaista del re. Da giovane corre tra le serre e propone giardini nelle ville, poi conosce sua moglie Elda portando a casa di lei un alberello di Natale. Nel dopoguerra, quando la gente ha bisogno di ridere, entra nel mondo dei cinema, ne costruisce uno e lo chiama Flora. Poi passa al teatro: contribuisce alla ricostruzione dell'Alfieri e porta a termine quella del Regio, che inaugura il 10 aprile 1973 con I vespri siciliani, regia di Maria Callas e Raina Kabaivanska in scena. Sua nipote Irene Mesturino ci è nata in mezzo. È figlia di Germana Erba, che crea il liceo per danzatori, attori e cantanti che oggi porta il suo nome, e di Gian Mesturino, architetto, scenografo, preside e attore. Nel 1994, finita la maturità, il padre le chiede una mano per l'estate: portare duemila giovani a teatro. Un anno dopo Torino Spettacoli ottiene dal ministero il riconoscimento di teatro stabile privato di pubblico interesse, pochi giorni prima che Giuseppe se ne vada. Irene è ancora lì, da 32 anni. Oggi condivide la direzione artistica con Girolamo Mangione, e il Teatro Erba, quello rimasto alla famiglia, è tornato a dedicarsi alle produzioni della compagnia. In questa puntata: il 1969, quando il cinema Flora diventa teatro e i camerini non sono pronti, così Vittorio Gassman e Renato Rascel si cambiano nella stanza degli ospiti dei nonni; perché Germana si chiama Germana, e il trucco dei bigliettini nel raccoglitore; il Gioiello, chiuso per dieci anni con il manifesto del Portaborse in facciata e rinato nel 2000 con la formula del long running, mentre Forbici Follia è arrivato al 26° anno; i biglietti venduti dal cantiere, con l'abito da sera sopra gli stivaloni di gomma; il porta a porta nelle fabbriche e la risposta «ma signorina, si figuri se io vado a teatro»; il passaggio nel 2022 di Alfieri e Gioiello a un imprenditore romano arrivato dalla finanza e innamorato del teatro attraverso la formazione; Gelindo, il pastore monferrino che Gian riporta in scena a ottant'anni, e il teatro portato nelle parrocchie e nelle RSA senza pubblicità; vent'anni di Plauto e il libro in preparazione per la prossima stagione; perché l'Erba, dicono gli spettatori, è come andare a pranzo dallo zio; gli spettatori ambasciatori e i giovani in platea il sabato sera alle 21; e come si prende in mano un teatro quando chi l'ha costruito ti ha lasciato una squadra. Il suo oggetto è una balena, regalo di piccoli spettatori. Viene da quella vera che Giuseppe Erba portò nelle piazze di tutta Italia negli anni Cinquanta, su un autotreno costruito apposta, passando la dogana di notte con i doganieri avvertiti di non avvicinarsi troppo perché poteva mordere. Oggi è la balenottera con rossetto e mascara di Torino Spettacoli, e la sala dell'Erba ha la forma della sua pancia. E il lascito dei suoi in una frase: «Il domani non mi fa paura, perché il domani siete voi.»
Per scoprire la stagione del Teatro Erba: torinospettacoli.com
Fondata in Piemonte è il podcast di Orazio Ventimiglia prodotto da Torino Podcast.
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