Nuova Zelanda, cinque milioni di abitanti. A novembre si vota, ma la domanda non è chi vincerà: è chi deciderà chi vince. Da trent'anni quell'uomo è
Winston Peters, ottantun anni, leader populista di New
Zealand First, il kingmaker che nel 2017 ha incoronato la laburista
Jacinda Ardern e nel 2023 la destra di
Christopher Luxon. Ora una sfidante lo attacca frontalmente:
Qiulae Wong, trentasette anni, nata alle Fiji da famiglia cinese, lo ha chiamato "freno a mano" della
Nuova Zelanda e vuole rubargli il ruolo. E qui entra la musica. Il governo Luxon ha appena salvato i fondi di
The Big Sing, la più grande competizione corale del Paese: novemila studenti, duecentottanta cori, trecentomila dollari firmati a cinque mesi dal voto. Ma la musica neozelandese, in questi anni, è stata soprattutto dall'altra parte. Stan Walker, la più grande popstar māori, ha cantato davanti ai quarantaduemila che marciavano contro la riscrittura del Trattato di Waitangi. Gli
Alien Weaponry portano il metal in lingua māori nei festival europei. E Lorde si è schierata da tempo su posizioni opposte alla destra di governo. A novembre vedremo se i cori salvati dal governo pesano più delle canzoni che cantano contro.
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