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Entriamo in una dinamica nella quale il Signore ci sta invitando, avrete notato perché c'è un rivolgersi ai capi dei sacerdoti, agli anziani del popolo, a quelli che comandano, a quelli che danno un po' l'indirizzo a tutti e chiede che ve ne pare. Non so se il Capo dello Stato vi chieda che ve ne pare delle regole che dà, delle indicazioni che ci sono, se il prezzo della benzina vi vada bene, non vi ho chiesto se vi va di esprimere un vostro parere, per fortuna, ma Gesù lo fa. Mi permetto di dire che continua a farlo, tant'è che racconta questa parabola con una chiara intenzione. Ci vuol dire qual è la volontà del Padre, ci vuol dire che cosa è prezioso agli occhi di Dio, tanto che chiama a partecipare della sua vita. Io vivo così, ci stai? È una proposta, non è un'imposizione. Di solito le indicazioni che ci vengono date dovrebbero essere per noi un motivo di felicità. “Ho un’indicazione!”. Chi si deve inventare tutte le mattine la vita fa fatica, ma chi ha delle indicazioni dice almeno so da quale parte devo andare. E qui è chiaro, è un invito a entrare, viene espresso sotto la forma della vigna del Signore, “vai a lavorare nella vigna”. Sono questi due figli che forse ce li abbiamo dentro tutti e due. Quello che dice “non ne ho voglia”, ma poi dentro gli lavora sta cosa e ci va. Quello che dice sì sì e non ci va. Io penso che un po' ciascuno di noi, non dico le percentuali, però ce l'ha dentro tutte e due. Ci basta dirlo con le parole sì sì oppure ci fidiamo? E quindi ci sono delle scelte da fare, degli atti da compiere. Ma forse è per questo che il Signore parla di pentimento, di conversione. La Chiesa lungo i secoli il tema della conversione, questo invito, ce lo propone sempre. Pensateci, dopo il canto che c'è, il saluto, la prima cosa che viene proposta è un atto penitenziale. Ma mi piace pensare che ciascuno di voi oggi è qui sapendo che il Signore ha fiducia, cioè lo ha chiamato. Perché se no perché siamo venuti? Per sentirci bastonare? No. Ma perché ci sentiamo invitati in qualcosa che Lui compie e ci invita a compiere. Cioè le cose più belle, le azioni più belle non le ha semplicemente preparate qualcuno per noi e noi guardiamo così incantati. Quelle più belle sono quelle nelle quali siamo coinvolti, in cui c'è qualcuno che fa, rifa, ripropone e tu hai sempre la possibilità di entrarci. Allora, la conversione ha a che fare con questo e non è uno sforzo esteriore, è cogliere la fiducia che Dio ha per me e entrare in questo dialogo in cui anch'io ho fiducia di Lui: questa è l'opera della salvezza. Pensateci, Gesù dice che è venuto Giovanni nella via della giustizia e gli hanno creduto: Provate a dire chi? Pubblicani… Vi vergognate? Siamo noi, non pensiate che stia parlando di altri. Siamo noi i pubblicani e le prostitute, perché a seconda delle situazioni facciamo quelli che fanno pagare le tasse agli altri e siamo bravissimi. Facciamo dei musi lunghi, con delle rabbie, facciamo pagare le tasse agli altri e altre volte invece ci vendiamo a seconda di quello che ci conviene di più. Vendiamo con dei sorrisi, con della benevolenza, a volte girando le spalle, a seconda delle situazioni. Bene, quindi è una buona notizia per noi sapere che siamo qui perché crediamo a un invito, ad una giustizia che Dio sta compiendo. Abbiamo fiducia che nonostante la nostra situazione interiore, fisica, mentale, di età, di condizione, qualunque sia, possiamo dirgli di sì. Possiamo entrare nella vigna del Signore facendo quello che fa Lui. E mi sembra che il titolo a questo riguardo sia misericordia. Cioè, credere che perdonare col cuore, avere benevolenza verso gli altri sia qualcosa che costruisce quella opera che Dio sta compiendo dentro di te e fuori di te. Ti fa entrare nell'azione di Dio. E questo è un mistero meraviglioso. Non sta fatto perché è sempre all'opera. Pensate, anche oggi portiamo le nostre offerte, il pane, il vino, le nostre fatiche quotidiane, la nostra speranza di salvezza, le nostre malattie, infermità del cuore, della mente, della psiche, tutte le portiamo, diciamo, Signore, c'ho un pacchetto per te, lo metto dentro all'offertorio. Ti chiedo, per quello che tu sai fare, prendilo, accoglilo, trasformalo. Perché ricevendo poi l'Eucaristia io possa vivere nella fede questa cosa nuova che tu fai. Hai preso la mia offerta, l'hai riempita di misericordia, me l'hai ridata. E adesso posso vivere così, come te. Se crediamo in questa giustizia di Dio, a volte la mettiamo da parte, ma oggi prendiamola con tutte e due le mani, perché non soltanto con le parole, ma con le opere possiamo compiere ciò che il Signore anche oggi compie per noi.