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Se da una parte vediamo questo grido di Giobbe, che sta accompagnando la prima lettura di questi giorni, un grido che cerca sostegno negli amici, ma con un'attenzione. Non è la disperazione di qualcuno che abbia compassione di lui, perché ha una certezza ferma, l'avrete notato, io so che il mio Redentore è vivo. Vorrei che ci fermassimo un attimo su questo, perché spesso nella nostra routine noi corriamo tutti quanti, anche i pensionati corrono più di quelli che lavorano, per cui dove corriamo se non abbiamo questa certezza? Io so che il mio Redentore è vivo. Cioè, sa che la sua carne si sta distruggendo, probabilmente per queste malattie che stava avendo nel fisico e nell'anima. La morte stava avendo il sopravvento, ma lui dice no. So che non finisce qui la storia. Dove finisce la nostra storia? A che stiamo puntando? Perché credo che quando accade un cambiamento nel nostro cuore a questo riguardo, cioè che la nostra vita diventa la consapevolezza che il tempo che viviamo ha a che fare con l'eterno e che ciò che stiamo sperimentando adesso in un qualche modo è nelle mani di Dio e noi di questo siamo certi, anche il dolore, l'afflizione, l'angoscia per le situazioni trova però un orientamento, una luce. Io so che il mio Redentore è vivo e che ultimo si ergerà sulla polvere. Non è la polvere l'ultima parola. Non è la fine. Da qui guardate come l'annuncio che viene affidato ai discepoli da Gesù, si parla di 72, quindi stiamo parlando di una universalità, non sono semplicemente i dodici. C'è un invio che assomiglia un po' alle nostre benedizioni, ci andiamo in tanti. Ci riguarda tutti, c'è una comunità che annuncia. Sarebbe bello pensarsi una comunità evangelizzante, ci riguarda tutti. Ma qual è la buona notizia che portiamo? Il Regno dei Cieli è vicino. Questa è la questione. Cioè Dio cammina con noi, si prende cura di noi, ci è vicino: Non è che ci dà due carezzine per dire fai quello che ti pare, no. E' colui che è dentro il nostro pensare, parlare, agire. E riguarda la nostra vita. Per questo sapere che un annuncio ci è affidato vuol dire: ma io quando è che annuncio il Signore? Con le cose che dici, con le scelte che fai, che cosa stai annunciando? Credere che il Regno dei Cieli è vicino vuol dire vivere alla presenza di Dio. Sapere che l'amore con cui sei amato non è qualche cosa di futuro, ma entra nelle tue scelte oggi, nelle parole che dici, nell'accoglienza che hai. Se questo ci è chiaro, anche la non accoglienza deve essere evidenziata. Non con la rabbia che l'altro non ti ha accolto. E penso che su questo tanti cambiamenti potrebbero accadere già nella nostra vita. Pensate alle nostre reazioni quando le cose non vanno come pensiamo. Forse qualcosa si può rivedere. Ma c'è questo segno dello scuotere la polvere che ha a che fare con dire guarda tu non mi accogli, non entro da te, però la tua non accoglienza avrà degli effetti. Nel momento in cui noi non accettiamo che il Signore entri nella nostra vita, anche attraverso delle persone, noi non stiamo accettando il Signore. Capite che questo può essere seccante non soltanto per gli altri, è seccante per te. Ricordati quello che dice che il tralcio che si stacca dalla vite si secca, capitolo 15 di Giovanni. Proviamo a interpellare un po' quello che stiamo scegliendo adesso, come stiamo nelle nostre relazioni e come il Regno di Dio che si è fatto vicino può cambiare le nostre relazioni. Forse sentiremo che, un po' come Santa Teresina di cui oggi si fa memoria, potremmo avere un cuore missionario non tanto con le idee ma con le scelte concrete. Lei che era una carmelitana di clausura è stata fatta patrona delle missioni perché aveva un cuore che voleva portare amore ovunque. Credo che questo sia annunciare il Regno di Dio.