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Edoardo Pansini Le storie dei resistenti delle Quattro Giornate lette e interpretate da volontari ANPI.
La sua battaglia per l’indipendenza della cultura dal potere politico è un monito sempre attuale sulla necessità di difendere l’autonomia del pensiero, principio cardine di ogni democrazia.
Pittore e scrittore d'arte di formazione mazziniana, Edoardo Pansini fondò nel 1921 la rivista «Il Cimento», conducendo attraverso di essa una tenace battaglia culturale contro il regime fascista. Attaccò l'arte di Stato e i soprusi del Sindacato Artisti, chiedendo l'abolizione dell'influenza del governo sulle belle arti, in nome di un'arte intesa come patrimonio spirituale libero dalla dittatura di un unico partito. La rivista fu costretta alla chiusura nel 1936. Durante le Quattro Giornate di Napoli partecipò attivamente alla lotta al Vomero, dove costituì con altri il Fronte Unico Rivoluzionario e organizzò un Tribunale Rivoluzionario. Il suo impegno fu segnato da un immenso dolore personale: il figlio Adolfo, studente di architettura, perse la vita negli scontri. Dopo la liberazione, continuò la sua azione epurando i gerarchi fascisti e sequestrando merci di contrabbando per aiutare la popolazione, finendo per questo arrestato dagli alleati con l'accusa di "saccheggio". Riprese le pubblicazioni de «Il Cimento» come voce dei patrioti, prima che fosse nuovamente sospesa. A un anno dalla liberazione, alla radio, dichiarò con fierezza e senza chiedere nulla per sé: i patrioti erano "addolorati che non sia stato loro possibile completare tutto il dovere prefissosi".
Il ricordo di Edoardo Pansini è stato letto da Vincenzo Frattini della sezione ANPI Vomero Arenella "Vincenzo Siniscalchi".
Un'iniziativa dell'ANPI Provinciale di Napoli realizzata grazie ai volontari e le volontarie delle sezioni ANPI di Napoli e provincia, che collettivamente ringraziano le storiche e gli storici che ci hanno conservato la memoria dell'antifascismo e della Resistenza.