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Emma Mancini Le storie dei resistenti delle Quattro Giornate lette e interpretate da volontari ANPI.
L'organizzatrice invisibile: una vita nella resistenza silenziosa al fascismo.
Emma Mancini nasce a Napoli l’8 marzo 1887. Rimasta orfana di entrambi i genitori nel 1908, si fa carico dei tre fratelli e della sorella, trasformando la sua casa in vico Zite a Forcella in un laboratorio di camicie che diventa presto un luogo di incontro sicuro per antifascisti come Bordiga, Russo e Donadio. Emma incarna la figura del "fenicottero": operatrice clandestina del Partito Comunista d'Italia dedita alla diffusione di stampa illegale, proselitismo e assistenza. La maggior parte di queste fondamentali organizzatici erano donne. La sua attività è incessante: dal 1935 la sua casa è punto di ritrovo di antifascisti, mentre lei coordina il Soccorso Rosso per assistere prigionieri politici e famiglie. La sua vita è segnata da persecuzioni: denunce, perquisizioni, arresti. Nel 1936 viene condannata a tre anni di confino. Rientrata a Napoli, non smette di lottare. Nel dopoguerra, dona tutti i suoi risparmi - 250.000 lire - per la nuova sede del PCI. Come raccontava Abdon Alinovi: "Emma dona duecentocinquantamila lire in un libretto al portatore del Banco di Napoli". Una vita spesa per la libertà, dall'ombra del regime alla ricostruzione democratica.
Il ricordo di Emma Mancini è stato letto da Marialuisa Stazio della sezione ANPI Napoli Centro "Antonio Amoretti".
Un'iniziativa dell'ANPI Provinciale di Napoli realizzata grazie ai volontari e le volontarie delle sezioni ANPI di Napoli e provincia, che collettivamente ringraziano le storiche e gli storici che ci hanno conservato la memoria dell'antifascismo e della Resistenza.