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Il Podcast L’Invisibile Addosso: Storie di Profumo

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Ep. 28_Andy Warhol e i profumi: una collezione segreta | La collezione invisibile

Il Podcast L’Invisibile Addosso: Storie di Profumo · 10 mar 2026 · 10:09

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Ventottesimo episodio del Podcast L’Invisibile Addosso: Andy Warhol_ la collezione invisibile. 

In questo episodio de L’Invisibile Addosso parliamo di Andy Warhol e di qualcosa che raramente associamo alla sua arte: il profumo. Non come semplice accessorio estetico, ma come strumento creativo, archivio di memoria e forma di collezionismo invisibile. Immagina per un momento un museo che non espone quadri, né sculture, né fotografie. Un museo fatto di flaconi: bottiglie mezze finite, etichette consumate, spruzzi rimasti a metà. Non per distrazione, ma per scelta. È esattamente così che Andy Warhol immaginava una parte della propria vita: come una collezione di odori. Una collezione privata, invisibile eppure potentissima. Warhol scrive che tra i cinque sensi l’olfatto è quello che ha il potere più diretto di riportarci indietro nel tempo. Un odore basta per far riemergere una stanza, una stagione, una persona. Non serve pensarci: accade immediatamente. Ma Warhol non si limita a subire questa magia. Come sempre nella sua arte, cerca di trasformarla in un sistema. Nel suo libro del 1975 racconta un’abitudine curiosa: cambiava profumo a intervalli regolari, spesso ogni tre mesi. Poi smetteva di usarlo. Quel profumo veniva “messo in pensione”. Il motivo è sorprendente: voleva trasformarlo in un marcatore temporale. Ogni fragranza diventava l’etichetta olfattiva di un periodo della sua vita. Un archivio di emozioni. Se ci pensiamo bene, è qualcosa che tutti abbiamo sperimentato. Basta sentire un profumo che non annusavamo da anni e, all’improvviso, tutto torna: una strada, una persona, una casa, una stagione lontana. Warhol prende questo fenomeno e lo rende metodo. Ogni fragranza diventa un capitolo della sua autobiografia. Una collezione non di oggetti, ma di momenti. C’è un episodio raccontato da Warhol che sembra una scena cinematografica. Durante le feste mondane di New York, a volte spariva. Non per curiosare nelle stanze degli altri, ma per andare nei bagni degli appartamenti e scoprire quali profumi usassero i padroni di casa. Se trovava qualcosa di interessante, lo spruzzava addosso. Subito dopo arrivava l’ansia. Temeva che qualcuno lo riconoscesse non dal volto, ma dall’odore. In quel momento il profumo diventa qualcosa di più di una fragranza: diventa identità, e allo stesso tempo maschera. Warhol, che ha trasformato la maschera in linguaggio estetico — basti pensare alla sua parrucca argentata e alla costruzione quasi teatrale della sua immagine pubblica — utilizza anche il profumo come travestimento. Un odore permette di entrare in un ruolo e di uscirne. Alcuni biografi suggeriscono che questa sensibilità olfattiva nasca molto prima della Factory. Warhol cresce in una famiglia legata alla tradizione cattolica bizantina.

Chi ha assistito a una liturgia orientale sa che è un’esperienza profondamente sensoriale: incenso, candele, metalli, tessuti, cori. L’aria stessa diventa materia rituale. Se cresci in un ambiente così, l’odore non è mai soltanto odore. Diventa atmosfera, appartenenza, rito. Forse è lì che Warhol impara che gli odori possono costruire mondi. Warhol ha sempre avuto un’ossessione per gli oggetti e non ha mai separato davvero arte e consumo. Le lattine di zuppa Campbell’s, le bottiglie di Coca-Cola, le scatole Brillo sono oggetti quotidiani trasformati in icone. Il profumo si inserisce perfettamente in questo universo perché è allo stesso tempo lusso, design, simbolo culturale e qualcosa che si indossa. Tra le fragranze che amava particolarmente c’era il celebre Chanel N°5. Warhol osservava con sorprendente modernità che un profumo non è necessariamente maschile o femminile: dipende da chi lo indossa. Nel 1985 trasforma proprio Chanel N°5 in immagine nella serie Ads. Non dipinge un fiore, non dipinge una donna: dipinge un marchio. Eppure dietro quell’immagine iconica si nasconde qualcosa che non si vede, l’odore. Quando pensiamo alla Factory immaginiamo pareti argentate, polaroid, musica, flash.

Ma la Factory era anche un luogo che si sentiva. Inchiostri tipografici, solventi, spray metallici, carta appena stampata, sigarette, lacca per capelli, profumi costosi. Un miscuglio di odori industriali e mondani. In un ambiente così saturo il profumo diventava una firma personale, un modo per ritagliarsi un’aura dentro uno spazio collettivo. Nel 1967 Warhol realizza un oggetto straordinario chiamato “You’re In / Eau d’Andy”. Prende bottiglie di Coca-Cola, le spruzza di vernice argentata e le riempie con una colonia agrumata economica. È un gesto perfettamente warholiano: oggetto industriale, gesto artistico, contenuto invisibile. La Coca-Cola invia una diffida legale e il progetto si interrompe, ma quell’idea rimane. Anni dopo la casa Comme des Garçons dichiarerà di essersi ispirata proprio a quel gesto per alcune fragranze concettuali. È come se quell’opera avesse lasciato una scia non solo nella storia dell’arte, ma anche nella cultura del profumo. Il The Andy Warhol Museum conserva oggi centinaia di oggetti personali dell’artista, tra cui molti profumi, cosmetici, campioni e flaconi. Non si tratta di una collezione purista o raffinata: è una collezione eclettica, fatta di scelte francesi, fragranze popolari, profumi maschili e femminili. Dal 1974 Warhol iniziò anche a creare le celebri Time Capsules, scatole sigillate che contenevano oggetti quotidiani: lettere, giornali, fotografie, biglietti, prodotti cosmetici.

Ne ha lasciate più di seicento. Durante l’inventariazione gli archivisti hanno trovato anche numerosi oggetti legati al profumo: bottiglie, campioni, confezioni, alcune ancora piene, altre completamente evaporate ma con dentro ancora gli odori del passato. Se guardiamo la sua vita come un progetto artistico possiamo riconoscere tre grandi archivi: quello visivo, fatto di immagini e polaroid; quello sonoro, fatto di registrazioni e telefonate; e quello materiale, rappresentato dalle Time Capsules. Dentro questo archivio m

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