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Ci sono voci che sembrano nate per abitare il potere. Non perché lo servano, necessariamente, ma perché lo attraversano da dentro: lo incarnano, gli danno suono e una gravità fisica. La voce di basso, nell’opera, ha spesso questa funzione. Il georgiano Paata Burchuladze è stato per decenni una di queste voci che poi, uscita dal teatro, ha cominciato a parlare da un altro palcoscenico: la piazza. E lì la storia artistica è diventata storia politica. Il 7 maggio 2026, un tribunale di Tbilisi ha condannato Burchuladze a sette anni di carcere per il suo ruolo nelle proteste del 4 ottobre 2025, giorno delle elezioni municipali in Georgia. Editoriale di Carlo Emilio Tortatolo, narrato da Linda Iobbi