Siamo ad aprile 2026 e i nostri polsi, anelli e smartphone misurano in silenzio ogni nostro singolo respiro, battito e fase del sonno. I dispositivi indossabili potenziati dall'Intelligenza Artificiale hanno trasformato la cura di sé in un flusso ininterrotto di dati biometrici salvavita. Ma dietro l'apparente perfezione di questa prevenzione iper-tecnologica si nasconde un dilemma ben più profondo: questi gadget sono semplici alleati del nostro benessere quotidiano, o stanno fungendo da "droga di passaggio" psicologica, abituandoci a cedere i nostri dati intimi per prepararci ad accogliere sensori e chip direttamente all'interno dei nostri corpi? Scopriamolo insieme 👇
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