TWENTYFOUR · 25 lug 2026 · 22:16
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LeBron James ha preso la sua ultima decisione. Nel farlo sposta gli equilibri della lega con la firma ai Philadelphia 76ers per il minimo salariale da tre milioni e ottocentottantamila dollari, accettando un taglio d'ingaggio di ben quarantanove milioni di dollari - il più grande nella storia della NBA - pur di inseguire il quinto anello della carriera accanto a Joel Embiid, Tyrese Maxey e Jaylen Brown. Tra la straordinaria simmetria della figurina Topps apparsa online prima del comunicato e le radici profonde del legame con il General Manager Mike Gansey, il Re apre la sua ventiquattresima stagione tra i professionisti azzerando le pretese economiche per dimostrare al mondo che il suo unico obiettivo resta la vittoria. Il passaggio a Philadelphia evita le strade più comode di Cleveland, Miami o Golden State per infilarsi nella porta più stretta dell'Est, una scommessa tecnica ed emotiva spietata che carica sulle spalle del fuoriclasse quarantunenne un'aspettativa senza precedenti.
La clamorosa scelta di accettare il minimo salariale a Philadelphia consacrerà l'infinita fame agonistica di LeBron o rappresenterà il rischio più grande per la sua eredità sportiva in caso di mancata vittoria? L'incastro tattico tra James, Joel Embiid, Tyrese Maxey e Jaylen Brown basterà a spezzare il digiuno di titoli dei Sixers che dura dal 1983? E la rinuncia a quasi cinquanta milioni di dollari dimostra la via per aggirare i paletti salariali del second apron o resterà un'eccezione irripetibile mossa solo dal patrimonio di un atleta miliardario?
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Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.