TWENTYFOUR · 24 set 2026 · 12:54
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Per ventiquattro ore mezza NBA ha creduto che Lonzo Ball si fosse ritirato, sulla base di cinquantacinque minuti di podcast in cui parlava della propria carriera al passato senza dirlo mai, finché non è stato lui a sistemare tutto con una riga su X: mi sono ritirato? Prima notizia che leggo, visto che sto ancora aspettando una chiamata. Ed è la storia di un ragazzo scelto con la seconda chiamata del 2017 tra Fultz e Tatum, che a ventotto anni ha giocato sette stagioni su nove, che nel marzo del 2023 si è fatto impiantare nel ginocchio sinistro il menisco di un donatore e della cartilagine nuova, e che è tornato in campo più di mille giorni dopo l'ultima partita, primo atleta professionista a farcela dopo un intervento del genere.
Intanto da Oakland arriva la frase che i tifosi dei Warriors aspettavano, perché Stephen Curry, alla vigilia della diciottesima stagione con la stessa maglia e con il rinnovo ancora non firmato, ha detto che non va da nessuna parte, spiegando però perché stavolta la firma richiede tempo dopo un'annata chiusa fuori dai playoff.
Infine New York, dove a una settimana dal camp i Knicks campioni in carica non hanno ancora trovato l'accordo con Karl-Anthony Towns, e dove tutto dipende da una riga di regolamento chiamata secondo apron e dal precedente di Jalen Brunson, che due anni fa rinunciò a 113 milioni.
Una squadra NBA dovrebbe chiamare Lonzo Ball? Stephen Curry sta prendendo tempo per capire che squadra saranno i Warriors o è solo una trattativa come tutte le altre? E Karl-Anthony Towns deve fare come Brunson e rinunciare a una parte dei suoi soldi, o è la società che deve smettere di nascondersi dietro il secondo apron?
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Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.