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Ogni giorno le nostre mani sfiorano centinaia di superfici cariche di agenti patogeni invisibili. Lo schermo dello smartphone, la tastiera del laptop, la maniglia dell’ascensore: oggetti che teniamo stretti, che condividiamo, su cui depositiamo involontariamente virus e batteri ad ogni tocco. Eppure, proprio mentre la scienza continua a cercare soluzioni chimiche sempre più sofisticate per arginare la diffusione delle malattie infettive, un gruppo di ricercatori australiani ha scelto una strada radicalmente diversa — e sorprendentemente meccanica.