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C’è un momento della giornata che quasi tutti conoscono: ci si siede alla scrivania con le migliori intenzioni, si apre il documento su cui bisogna lavorare, si respira — e già, nel giro di pochi secondi, lo sguardo scivola verso il telefono. Una notifica. Poi un’altra. Una mail. Il telefono che vibra sul piano di legno come un tamburo impaziente. E il lavoro, lì, che aspetta. Quella sensazione di mente frammentata, di pensieri che scivolano via come sabbia tra le dita, non è una debolezza caratteriale né un difetto di disciplina. È, sempre più, la risposta di un cervello umano a un ambiente che non è stato progettato per lui.