C’è un luogo in Sicilia dove, percorrendo una strada provinciale nella valle del Belìce, ci si trova improvvisamente di fronte a una stella d’acciaio alta ventisette metri che cattura la luce del mezzogiorno e la rimanda al cielo come un segnale. Non è un’allucinazione. È l’ingresso di
Gibellina Nuova, la città più piccola d’Europa con il patrimonio d’arte contemporanea più grande del continente: oltre cinquanta opere distribuite tra strade, piazze, giardini e colline, firmate da maestri come Alberto Burri, Pietro Consagra, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Alessandro Mendini, Ludovico Quaroni e decine di altri. Un museo a cielo aperto che non ha eguali al mondo — e che nasce, come spesso accade con le cose più straordinarie, da una catastrofe.