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C’è un momento preciso, nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Campo Marzio, in cui Roma smette di essere Roma e diventa qualcos’altro. Succede quando ci si ferma su un piccolo disco di marmo incassato nel pavimento della navata centrale e si alza lo sguardo. In quell’istante, il soffitto piatto di una chiesa del Seicento si dissolve, e al suo posto si apre un cielo abitato da angeli, santi, colonne che si innalzano verso l’infinito, architetture imponenti che si moltiplicano verso l’alto come un sogno di pietra e luce. È una delle illusioni ottiche più straordinarie mai create nella storia dell’arte occidentale, e l’uomo che la concepì non era solo un pittore: era un gesuita, un matematico della visione, un architetto dell’impossibile. Si chiamava Andrea Pozzo, e tra il 1685 e il 1694 ridefinì per sempre i confini tra realtà e finzione.