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C’è un luogo in Afghanistan dove il tempo sembra essersi fermato a otto secoli fa. Per raggiungerlo bisogna attraversare la provincia di Ghor, arrampicarsi su strade che non sono strade, insinuarsi tra gole di pietra calcarea dove il vento porta odore di neve anche d’estate. Poi, improvvisamente, alla confluenza del fiume Hari-rud con il piccolo affluente Jam — a 1.900 metri di quota, circondato da montagne che si alzano fino a 2.400 metri — appare lui: il Minareto di Jam. Sessantacinque metri di mattoni cotti, calligrafia islamica e geometrie perfette che sfidano il cielo dell’Hindu Kush. Nessun villaggio nelle vicinanze. Nessun turista in fila. Solo la torre, il fiume che rumoreggia ai suoi piedi, e un silenzio antico che pesa quanto la storia.