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C’è un momento, nelle fredde mattine di Kyoto, in cui l’aria si impregna di un profumo inconfondibile: caldo, avvolgente, con sentori di nocciola tostata e un vago ricordo di pane appena sfornato. Non è il fumo di un forno, non è il caffè. È l’hojicha, il tè verde giapponese che ha attraversato un secolo di storia senza mai perdere la sua capacità di stupire, di consolare, di raccontare. Un tè che nasce, paradossalmente, da un gesto pragmatico — quasi un errore — e si trasforma in uno dei simboli più autentici della cultura gastronomica del Giappone.