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Con De Molfetta scompare un pioniere della chirurgia vitreoretinica in Italia

b2eyes today · 6 set 2026 · 4:50

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Figura di grande rilievo dell’oftalmologia italiana e protagonista della storia di Oculistica all’Ospedale San Gerardo di Monza, è venuto a mancare il 21 agosto scorso a 94 anni

Per oltre trent’anni, fino al 2002, Vito De Molfetta ha guidato il Dipartimento di Oculistica del San Gerardo, contribuendo in modo determinante alla crescita della scuola oculistica monzese e alla formazione di generazioni di specialisti. Fu tra i pionieri in Italia della chirurgia vitreoretinica e introdusse già nel 1973 la tecnica della vitrectomia, dedicando gran parte della sua lunga attività alla chirurgia della retina e alla ricerca scientifica. Nel 1998 su sua iniziativa nacque la Banca degli occhi presso l’ospedale monzese, che sarebbe diventata un centro di trapianti corneali di rilevanza nazionale e che la primavera scorsa è stata trasferita all’ospedale Niguarda di Milano.

Molti tra i colleghi, alcuni dei quali suoi allievi, lo hanno ricordato in questi giorni. «Non confrontarti mai con gli altri, ma esclusivamente con te stesso». Paolo Vinciguerra, per anni primario di Oculistica all’Humanitas di Milano, rammenta così uno degli insegnamenti di colui che definisce un appassionato e instancabile maestro dell’oftalmologia. «È stato in grado di formare una prestigiosa scuola, da cui sono emersi 17 primari e un professore ordinario, oltre a numerosi discepoli che frequentavano le sue settimane di corso a Monza – si legge ancora nel ricordo di Vinciguerra, all’interno di una nota di Siso - De Molfetta possedeva la capacità di individuare nelle persone a lui vicine le doti da valorizzare e i limiti da superare, curandosi tuttavia che nessuno sviluppasse un’eccessiva presunzione, poiché riteneva che ciò potesse ostacolarne la crescita futura. Non era geloso dei suoi collaboratori, anzi, li incoraggiava a migliorare costantemente. Nel 1987 acquistò il primo laser a eccimeri e me lo affidò con generosità».

Da Monza lo ricorda l’oftalmologo Paolo Arpa. «Noi, soprattutto “noi monzesi”, siamo rimasti orfani. Ma orfani di chi? Per i più, che ne conoscevano il nome e l’operato, non c’è bisogno di parole per dire quanto è risaputo chi egli fosse. Per chi non sa di lui, troppo dovrei parlare per dire ciò che è stato e ha rappresentato per tutti noi». Arpa sottolinea nella medesima nota la grande capacità di innovazione e del suo non essere conforme al modo di operare «E tuttavia non riuscirei a rendere completamente l’idea. Direi del suo spirito e della sua prassi che per altro tempo ancora rimarranno attuali. Direi delle sue idee mai banali o scontate. Direi del suo essere innovativo e visionario quando esserlo non era conforme al comune operare. Direi della sua straordinaria capacità di fare gruppo. Direi del suo positivo pragmatismo che ha saputo attrarre e riunire così tanti allievi intorno a sé: caposcuola indiscusso», aggiunge.

«I risultati professionali da lui raggiunti sono sempre stati molto apprezzati dal mondo scientifico - dice nella stessa nota Michele Coppola, direttore di Oculistica al San Gerardo - Grazie a lui il reparto di oculistica di Monza ha raggiunto una indiscutibile notorietà a livello nazionale e internazionale».

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