b2eyes today · 2 set 2026 · 4:59
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È morto il 31 luglio scorso a 94 anni Antonio Frescura, conosciuto con lo pseudonimo derivante dal nome dell’azienda da lui fondata a Calalzo nel 1962 e venduta nel 2020 alla famiglia Sopracolle
«Con Antonio Frescura (nella foto, tratta da corrieredellealpi.it) se ne va un pezzo di storia e di cuore dell’occhialeria bellunese, ambasciatore autentico del Cadore e del made in Italy nel mondo. Frescura è stato un “monumento” della nostra manifattura, un “leone” che ha attraversato i decenni con visione, lucidità e una passione sconfinata. È una perdita enorme, siamo sinceramente commossi, ma la sua eredità, umana e imprenditoriale, non sarà dispersa». A dirlo, in una nota di inizio agosto, è Lorraine Berton, in qualità di presidente di Confindustria Belluno Dolomiti e di Anfao, appresa la notizia della scomparsa dell’imprenditore, classe 1931, storico titolare della Kàdor, e per questo conosciuto come Toni Kador, fondata nel 1962 nella sua Calalzo di Cadore e specializzata nella produzione di occhiali in acetato. «Frescura ha lavorato nell’occhialeria per 80 anni, anticipando linee e tendenze, praticando la vera innovazione e mettendola a disposizione del territorio: intere generazioni di imprenditori e lavoratori sono cresciuti con lui e gli resteranno per sempre grati - rimarca nel comunicato Berton - Toni ricordava sempre di aver fatto indossare i suoi occhiali al re Farouk d'Egitto e all'imperatrice Soraya, moglie dello scià di Persia, ma anche a Ornella Vanoni. Lui stesso era un grande disegnatore, ispirato e visionario, esperto e appassionato d’arte. Nei suoi occhiali non c’era solo competenza tecnica ma tanto amore, l’anima più profonda del Cadore e delle sue Dolomiti».
«Ho iniziato a 15 anni lavorando alla Lozza, qui a Calalzo: all'epoca limavo occhiali di celluloide, tutto a mano. Facevamo occhiali che erano gioielli e si lavorava 9 ore al giorno, sabato compreso. Venivo da una famiglia che aveva terra, campi, si faceva fieno e legna» raccontava lo stesso Frescura in un’intervista del 2016 al Corriere delle Alpi. A 26 anni dà vita alla OGF, Occhialeria Giacobbi&Frescura. «Eravamo nel 1957, avevamo una decina di persone ed eravamo già bene organizzati con i nostri rappresentanti. Io non ho mai fatto il terzista, non ho mai lavorato per le grandi aziende», aggiungeva con orgoglio, ricordando di essere riuscito a superare soprattutto le difficoltà scaturite dalla moda degli occhiali in metallo, mantenendo intatti i principi fondamentali della Kàdor: materiali e lavorazioni solo italiani, produzione anche di piccole quantità per gli ottici delle maggiori città italiane, rapporto di fiducia con i clienti garantito dalla qualità del prodotto. Nell’intervista alla testata veneta Frescura ricordava quando «eravamo gli unici a saper fare gli occhiali di tartaruga. I nostri occhiali di tartaruga facevano tendenza e siamo arrivati nei negozi, ben prima di Valentino e di Armani. Erano gli anni tra i 60 e gli 80: a Cortina una nostra montatura si vendeva anche a 2 o 3 milioni di lire. Noi la crisi vera per fortuna non l'abbiamo mai sentita. Certo un periodo difficile è stato quello in cui sono cominciati ad andare di moda gli occhiali in metallo, all'inizio degli anni 90, ma abbiamo saputo reagire bene: non abbiamo mai avuto l'idea di crescere più del dovuto, nemmeno ai tempi d'oro, né siamo stati presi dalla frenesia di delocalizzare».