Il presidente della Serbia Aleksandar Vucic ha annunciato le sue dimissioni, a pochi mesi dalla fine del suo secondo e ultimo mandato. Ufficialmente, la motivazione sono le proteste che da quasi due anni infammano le piazze serbe, animate dagli studenti dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad ristrutturata con fondi cinesi e in spregio alla sicurezza.
In realtà la mossa di Vučić ricalca quella attuata da Putin un lustro fa: dimettersi per poi restare al potere provando a diventare primo ministro, lasciando la carica di presidente ad un suo delfino. Uno schema già visto anche in #Bulgaria con RumenRadev.
Le tensioni nel Paese sono al massimo, proprio nel momento in cui la Commssione Ue ha deciso di aprire il Cluster 3 del dossier serbo per l'ingresso di Belgrado nell'Unione. Ma sul percorso serbo verso Bruxelles pesano le ambiguità di un Governo e di un Paese che non ha mai chiuso i rapporti con la Russia e la Cina - e anzi semmai li ha rafforzati, il sostegno ai separatisti della Repubblica Serba di Bosnia e l'annosa questione del Kosovo, che nessuno a Belgrado sembra voler risolvere. E ora il Paese è davvero ad un bivio: il passaggio ad una dittatura mascherata da democrazia parlamentare è davvero dietro l'angolo
Diventa un supporter di questo podcast:
https://www.spreaker.com/podcast/eurofiles-capire-l-europa--6613294/support.
Se ti piacciono questi contenuti, segui le nostre pagine social, i nostri episodi sulle piattaforme e su YouTube. Lascia un like: a te non costa nulla, ma ci aiuterai a crescere