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Il 10 luglio 1976 è un giorno d'estate come tanti, quando un fischio acuto esce da un reattore della fabbrica chimica ICMESA, in Brianza, poco lontano da Milano. Una nube si alza in cielo e si spinge in direzione Seveso, dove abita Gaetano Carro con la sua famiglia.
Quella nube contiene diossina: una sostanza altamente tossica.
È uno dei disastri ambientali più gravi d’Italia: terreni contaminati, animali abbattuti e una popolazione terrorizzata. Molte persone si ammalano di cloracne, una grave malattia della pelle causata dalla diossina, tra loro c’è anche Massimo, il figlio di Gaetano Carro.