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Prima di diventare il grande romanziere dell’industria, Paolo Volponi è stato un poeta della terra e delle creature. Soprattutto ne L’antica moneta (1955) e ne Le porte dell’Appennino (1960) la natura è uno spazio di conflitto in cui si intrecciano pauperismo francescano, politica e sensibilità ecologica. Gli animali, il paesaggio appenninico, la povertà contadina diventano figure di una fraternità laica e antagonista. Una poesia che trasforma la creaturalità in resistenza.