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La poesia di Antonia Pozzi (milanese, morta sucida a 26 anni) attraversa la natura come luogo privilegiato della ricerca del sacro, tra slanci di ascesa e ritorni dolorosi alla terra. La montagna, il vento, la notte sono simboli di una creaturalità inquieta, sospesa tra desiderio di Dio e immedicabilità dell’esistenza. Un itinerario spirituale intenso e tragico nel cuore del modernismo italiano.