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In questo episodio parliamo di due film che in apparenza sembrano molto diversi, ma hanno molto in comune, Society (1989) di Brian Yuzna e Eyes Wide Shut (1999) di Stanley Kubrick . Society è un esordio alla regia body horror che ricorda più Cronenberg e i melt-movies che la filmografia di Kubrick, eppure il pilastro portante del film, nascosto sotto una coltre di battute esplicite di dubbio gusto e scene di corpi deformi, è una feroce critica sociale alla classe dominante, che succhia via (letteralmente) linfa vitale alle classi inferiori. Kubrick, invece, questa riflessione decide di farla in un momento decisamente diverso della sua carriera, non agli esordi, bensì alla fine, e con un piglio molto diverso da quello, più sanguigno, di Yuzna. Eyes Wide Shut è infatti l'ultimo canto del cigno di un autore maturo, che attraverso le fantasie di una coppia sposata, racconta una discesa agli inferi che si svolge al contempo nella realtà e nello spazio psicologico del protagonista, in cui riesce finalmente ad aprire gli occhi su sé stesso, il suo ruolo sociale, il suo matrimonio, e la società che lo circonda. Ma, come suggerisce il titolo, gli occhi sono al contempo aperti e sbarrati: quella verità, un po' come in Essi Vivono di Carpenter, è troppo da accettare. Il protagonista preferisce tornare a rifugiarsi nell'oblio, sebbene nulla possa tornare come prima.