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Il 5 Novembre negli USA si sono tenute le 60esime elezioni presidenziali, e in questo contesto come non parlare di un film che a suo modo mette in atto una presa di coscienza sulla situazione socio-politica attuale? Alex Garland, regista britannico, decide di narrare la storia di una guerra civile americana fittizia ma verosimile, ambientata in un futuro prossimo, e come egli stesso afferma in alcune interviste dopo l’uscita del film, lo fa perché quando una situazione lo preoccupa sente il bisogno di scriverne e soprattutto di aprire un dialogo sulla questione con il pubblico. Il regista volutamente sceglie di non fornire tutte le risposte nel film, ma di generare delle domande nel pubblico. La guerra civile con le sue conseguenze dolorose è presente, ma non è l’unico fulcro del film: l’altro punto focale è l’informazione, in particolare il foto-reportage, che viene mostrato come un lavoro complesso, pericoloso, e di vitale importanza nella restituzione al mondo degli eventi storici. Nel film seguiamo i giornalisti Lee, Joel, Sammy e Jessie in un viaggio attraverso gli USA in guerra che diventa un viaggio attraverso se stessi, e attraverso la storia...