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📈 I mercati entrano nell’ultimo mese dell’anno con un doppio volto: da una parte l’S&P 500 è vicino ai massimi storici; dall’altra cresce la sensazione di un mercato più nervoso, meno convinto, in attesa di una direzione chiara. Eppure, sotto la superficie, la tenuta di questo 2025 ha basi più solide di quanto sembri: circa tre quarti della performance dell’S&P 500 arrivano dagli utili, non dai multipli. L’utile per azione atteso è in aumento di oltre il 12% da inizio anno, con margini record intorno al 14,3%.
🏦 Lo scenario macro resta dominato dalla Fed: PIL in crescita vicina al 4%, ma dati occupazionali in deterioramento, soprattutto tra piccole imprese e giovani. Per la prima volta dalla pandemia, la media trimestrale dell’occupazione diventa negativa. I future prezzano un taglio da 25 bps con probabilità del 90%, ma la banca centrale dovrà decidere con informazioni incomplete, aumentando il rischio di errori o divisioni interne.
🌍 Il quadro sui dazi è meno cupo delle attese: l’aliquota media effettiva è attorno al 12%, grazie alla capacità delle aziende di adattare supply chain, prezzi e produttività — spesso con l’aiuto dell’AI.
🤖 Ed è proprio sull’AI che la narrativa si è incrinata: il lancio di Gemini-3 e l’emergere di nuovi player hanno alimentato un repricing violento dei multipli, ricordando che l’attuale leadership tecnologica non è blindata.
🎯 Vicini ai massimi, il vero rischio non è “stare investiti”, ma come stare investiti: valutazioni da presidiare, qualità degli utili da selezionare e concentrazioni da evitare. La disciplina dell’investitore oggi passa da equilibrio, liquidità tattica e orizzonte di lungo periodo.