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Il podcast di don Andres Bergamini

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Il tesoro da ritrovare ogni giorno Omelia di domenica 26 luglio 2026

Il podcast di don Andres Bergamini · 26 lug 2026 · 12:25

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Le parabole del Regno ci accompagnano in un cammino

Siamo arrivati alla terza domenica dedicata alle parabole del capitolo 13 del Vangelo di Matteo. Ripercorriamo il cammino fatto finora: prima la parabola del seminatore, che ci ha mostrato come il seme porti frutto solo nel terreno buono; poi quella della zizzania, che ci ha insegnato a non voler estirpare subito il male, ma a lasciare che grano e zizzania crescano insieme perché nulla del grano vada perduto.

Oggi incontriamo tre brevi parabole, presenti solo nel Vangelo di Matteo. Sono racconti semplici ma ricchissimi di significato, tanto che ogni dettaglio apre nuove prospettive e rende difficile scegliere un unico punto su cui soffermarsi.

Il campo acquistato da Geremia: un segno di speranza

La riflessione si illumina grazie al capitolo 32 del libro di Geremia. Ricordiamo come il profeta invitasse gli abitanti di Gerusalemme ad arrendersi ai Babilonesi, annunciando che la deportazione era parte del progetto di Dio. Tutti si opponevano a questo messaggio, soprattutto il re, convinti che fosse necessario resistere.

Proprio nel momento in cui tutto sembra destinato alla rovina, Dio ordina a Geremia di comprare un9 campo. È un gesto apparentemente assurdo: perché acquistare un terreno quando si sta per essere deportati?

Comprendiamo però che quel gesto è un segno profetico. Acquistare il campo significa proclamare che l'esilio non sarà eterno. Verrà il giorno in cui il popolo tornerà, costruirà di nuovo le case e comprerà ancora i campi. Quel piccolo atto diventa quindi un annuncio concreto di speranza.

L'esilio, infatti, è stato provocato dall'allontanamento del popolo da Dio. Israele aveva dimenticato che la terra promessa era un dono ricevuto gratuitamente, il segno dell'amore del Signore. Aveva smesso di vivere secondo i comandamenti e aveva considerato quella terra come un possesso invece che come un dono. Per questo deve perderla, così da imparare nuovamente a riconoscerne il vero valore.

Colpisce allora il fatto che Geremia debba comprare qualcosa che, in fondo, appartiene già al popolo di Dio. Questo gesto diventa l'immagine della nostra vita spirituale.

Il Regno di Dio è il tesoro della nostra relazione con il Signore

Comprendiamo che il Regno dei Cieli, di cui Gesù parla nelle parabole, non è prima di tutto un luogo, ma la relazione viva che abbiamo con Dio.

Egli ci ha donato la vita, la terra, tutto ciò che siamo e possediamo. Viviamo dentro una relazione di amore, protezione e cammino condiviso con Lui. Tuttavia questa relazione rischia continuamente di essere dimenticata.

Accade perché ci lasciamo attrarre da altri interessi, dal peccato, oppure perché le difficoltà della vita ci fanno pensare che Dio non ci aiuti più. Così il rapporto con Lui, pur essendo il nostro vero tesoro, deve essere continuamente ritrovato e riscoperto.

La domanda rivolta a Salomone

Anche la prima lettura ci provoca profondamente. Dio dice a Salomone: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».

Ci rendiamo conto di quanto sia straordinaria questa domanda. Se fosse rivolta direttamente a noi, che cosa chiederemmo?

In realtà Dio continua a rivolgercela, ma spesso noi non gli chiediamo nulla oppure domandiamo cose che non riguardano davvero ciò che conta. Le parabole ci aiutano proprio a riconoscere quale sia il dono più prezioso.

Il tesoro nascosto nel campo: trovare e dare tutto

La prima parabola racconta di un uomo che trova un tesoro nascosto in un campo. Sembra quasi che lo scopra per caso, senza cercarlo intenzionalmente.

Quando però comprende il valore di ciò che ha trovato, tutto cambia. Nasconde nuovamente il tesoro, vende tutto quello che possiede e compra quel campo.

Il Regno dei Cieli è dunque un tesoro reale, che possiamo trovare e possedere. Non è un ideale irraggiungibile. Ma per farlo è necessario dare tutto.

Questa immagine richiama anche quanto abbiamo ascoltato nella festa di san Giacomo, quando san Paolo afferma che portiamo questo tesoro in vasi di creta. Quando possediamo davvero il tesoro del Regno, ci accorgiamo della nostra fragilità. Restiamo semplici vasi di creta, incapaci di contenere degnamente una ricchezza così grande. Ogni cosa che mettiamo davanti a quel tesoro rischia di oscurarlo o diminuirne lo splendore.

La perla preziosa: una ricerca che diventa scelta definitiva

La seconda parabola presenta invece un mercante che è alla ricerca di perle preziose. A differenza del primo uomo, qui c'è una ricerca intenzionale.

Il mercante compra e vende perle come mestiere. Ma quando trova una perla di valore incomparabile, vende tutto ciò che possiede per acquistare proprio quella.

La cosa sorprendente è che smette di fare commercio. Non compra quella per rivenderla. La tiene per sé, perché ha finalmente trovato ciò che cercava.

Questa ricerca diventa una scelta definitiva. Non servono più tante perle diverse: ne basta una sola, quella veramente preziosa.

Anche noi abbiamo vissuto esperienze simili quando abbiamo trovato qualcosa o qualcuno per cui valeva la pena donare tutto, come il coniuge o una vocazione. Tuttavia il Vangelo ci invita a non considerare quella scelta come qualcosa appartenente soltanto al passato. Ogni giorno siamo chiamati a ricercare nuovamente il nostro tesoro e a scegliere ancora quella perla preziosa.

Una vita nuova, semplice e piena di gioia

Le due parabole mostrano che, dopo l'incontro con il tesoro o con la perla, la vita cambia completamente.

L'uomo del campo non possiede più nulla se non quel campo e il suo tesoro. Il Vangelo non dice nemmeno che lo coltivi: ciò che conta è il tesoro.

Il mercante non accumula più perle di tanti tipi. Gli

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