Segui i tuoi podcast preferiti, ascolta offline e in auto con CarPlay e Android Auto, e riprendi sempre da dove eri rimasto. Provala gratis.
Siamo invitati ad assumere un atteggiamento di umiltà davanti alla storia della salvezza e davanti a coloro che ci hanno preceduto come maestri e guide. Gesù infatti ci ricorda che "il servo non è più grande del suo padrone" , e questo ci spinge a riconoscere che siamo inseriti in una storia che ci supera.
Contempliamo allora l’episodio degli Atti degli Apostoli in cui Paolo, giunto nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, viene invitato a parlare. In poche parole egli riesce a sintetizzare tutta la storia della relazione tra Dio e il suo popolo: dalla discesa in Egitto fino a Gesù. In questo racconto riconosciamo un vero e proprio canto d’amore, attraverso il quale emerge quanto Dio abbia accompagnato il suo popolo in ogni fase, anche nelle più difficili.
Il canto dell’amore fedele di Dio
Davanti a questa grande storia, non possiamo che unirci a questo canto d’amore. Non siamo chiamati a opporci o a mettere in discussione ciò che Dio ha compiuto, ma piuttosto a riconoscere e proclamare la sua fedeltà.
La nostra vita, con tutte le sue fragilità e difficoltà, si inserisce in questo grande disegno di amore che Dio ha intessuto non solo con noi, ma con tutta l’umanità. Facciamo nostro il canto del Salmo: vogliamo cantare in eterno l’amore del Signore, riconoscendo che questa fedeltà attraversa le generazioni e giunge fino a noi.
Il dramma del rifiuto: il caso di Giuda
Alla luce di questo amore fedele comprendiamo meglio anche il dramma di Giuda. Nel contesto della lavanda dei piedi, egli partecipa a un gesto di amore profondo, ma nel suo cuore ha già maturato il proposito del tradimento.
Riconosciamo come questo seme di divisione e di rifiuto possa insinuarsi anche in noi. È la tentazione di opporci all’amore di Dio, di “alzare il calcagno” contro di Lui, mettendo condizioni o dubbi. Per questo siamo chiamati a vigilare e a non lasciarci prendere da questa logica, aprendoci invece all’amore che continuamente ci cerca, ci prende per mano e ci salva.
L’accoglienza come via autentica
Gesù ci indica chiaramente quale sia l’atteggiamento giusto: l’accoglienza. Chi accoglie colui che Egli manda, accoglie Lui stesso. Non siamo chiamati a respingere o a opporci, ma ad aprire il cuore a questo amore che ci viene incontro.
Questa accoglienza si concretizza anche nel riconoscere e accogliere coloro che ci annunciano il Vangelo. Come Paolo, anche oggi ci sono uomini e donne che ci trasmettono questa parola di salvezza. Accogliere loro significa accogliere Cristo stesso.
Una catena di testimonianza e comunione
Allo stesso tempo, anche noi siamo inseriti in questa dinamica: non solo riceviamo l’annuncio, ma siamo chiamati a diventare annunciatori. Con la nostra vita e con la nostra parola partecipiamo a questo grande canto d’amore.
Pensiamo a Paolo, che ha attraversato il Mediterraneo tra difficoltà, persecuzioni, naufragi e carcere, eppure ha anche sperimentato accoglienza. L’annuncio del Vangelo trova talvolta terreno fertile, altre volte opposizione: è una realtà che attraversa la storia e anche il nostro cuore.
Accogliere ed essere accolti nell’Eucaristia
Viviamo tutto questo anche nel presente della nostra vita di fede. Siamo qui, nell’Eucaristia, proprio per accogliere l’amore di Dio e lasciarci accogliere da Lui. La Parola e il Pane ci introducono in questa dinamica di comunione profonda.
Siamo invitati a continuare questo cammino, lasciandoci guidare dalla Scrittura — il libro più prezioso che possiamo aprire ogni giorno — per riconoscere, accogliere e trasmettere l’amore fedele del Signore, diventando anche noi parte viva di questa grande storia di salvezza.