In questa meditazione, don Francesco Tedeschi commenta il brano evangelico di Giovanni (19, 38-42) dedicato alla sepoltura di Gesù. I due discepoli, rimasti nell'ombra per gran parte del ministero del Maestro, trovano il coraggio di esporsi proprio nell'ora più buia della croce, incarnando la celebre intuizione del cardinal Martini secondo cui i veri discepoli si riconoscono quando dal buio escono alla luce. Il loro gesto di pietà verso il corpo inerme di Cristo non solo squarcia l'indifferenza e la violenza dei crocifissori, ma prepara silenziosamente lo spazio della Resurrezione. Un richiamo che interpella fortemente il presente: davanti ai troppi corpi oggi privati di sepoltura — dai migranti inghiottiti dai mari e dai deserti alle vittime delle guerre contemporanee —, prendersi cura della debolezza altrui significa respingere la logica disumana di Caino e riconoscere in ogni carne ferita il tempio sacro dello Spirito di Dio.
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